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Giro del mondo liberal chic  



VIAGGIARE CON I GIORNALISTI DEL NEW YORK TIMES COSTA 135 MILA DOLLARI

NEW YORK. Giro del mondo in 26 giorni per liberal chic: il New York Times ha messo a disposizione di un gruppetto di ricchissimi lettori un Boeing 757 privato e le sue grandi firme. “Culture in trasformazione” è il tema di questa ultima frontiera del turismo di lusso, da Cuba a Myanmar, dalla Columbia a Israele. Salato il cartellino del prezzo:135 mila dollari per ciascuno dei 50 turisti eccellenti. Tanto, certo troppo per le tasche del comune lettore, ma alla portata del cosiddetto “un per cento” a cui il quotidiano, spesso accusato di flirtare con le sinistre, offre accesso privilegiato a columnist come il Premio Pulitzer Nicholas Kristof, corrispondenti come Alan Riding e Elaine Sciolino, la responsabile dell’ufficio di Washington Elizabeth Bumiller e l’editore in persona,Arthur Sulzberger Jr. Rivale e alleato nelle battaglie contro Donald Trump, il Washington Post ha lanciato la polemica: “C’è un problema etico. Non è che il Times sta vendendo di fatto i suoi giornalisti a interessi privati? Non succederà ad esempio che lobbisti o consulenti politici si iscriveranno al viaggio per cercare di influenzare il modo con cui il quotidiano copre del mondo, in programma tra febbraio e marzo 2018, potrebbe portare nelle casse del Times tra i sei e i sette milioni di dollari ed è il più estremo in una serie di iniziative che grandi quotidiani hanno messo in atto negli ultimi anni per monetizzare il loro brand: lo stesso New York Times e il Wall Street Journal hanno un “club dei vini” mentre lo stesso Washington Post vende magliette e altri souvenir con il logo del giornale. Chiaro, sostiene il Post, che le polemiche sono per ora soltanto teoriche, e tuttavia c’è un precedente. Nel 2009 il quotidiano della capitale fece marcia indietro sull’organizzazione di “salotti”, vale a dire piccole cene private paga da sponsor, che avrebbero messo assieme i reporter del giornale con funzionari della nuova amministrazione Obama e lobbisti. L’iniziativa saltò quando furono sollevati problemi di conflitto di interesse. Lo stesso conflitto che Andrew Seaman della Reuters, presidente del Comitato Etico della Society of Professional Journalists, ha visto nel giro del mondo del Times: “Non ci sono salvaguardie che tengano: l’impressione è di un gruppo di giornalisti che volano ai più estremi angolo del globo con un gruppo di gente incredibilmente ricca. Sembra conflitto perché è conflitto”.


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