Gli Stati alla riscossa
- Redazione

- 21 nov 2016
- Tempo di lettura: 3 min
SALARIO MINIMO/MENTRE WASHINGTON NON AGISCE

Nelle elezioni primarie del Partito Democratico Bernie Sanders aveva espresso il suo forte supporto per l’aumento del salario minimo a quindici dollari l’ora. Hillary Clinton favoriva dodici come cifra massima ma poi per avvicinarsi ai sostenitori del suo avversario aveva anche lei accettato quindici come cifra anche se non con molto entusiasmo. Sappiamo che con l’elezione di Donald Trump e la maggioranza repubblicana in ambedue le Camere il salario minimo federale rimarrà a 7,25 dollari l’ora. Le recenti elezioni non hanno sorriso ai democratici né alla classe bassa ma qualche spiraglio di luce si è visto con il salario minimo. L’Arizona, il Colorado, il Maine e lo Stato di Washington hanno aumentato il salario minimo mediante referendum. Tre di questi Stati sono “blue” ossia quelli che tipicamente tendono verso il Partito Democratico mentre l’Arizona è un “red state” che pende verso il Partito Repubblicano. Questa visione si è confermata anche nelle recentissima elezione presidenziale che ha visto l’Arizona aggiungersi alla colonna di Trump e gli altri tre a quella di Hillary Clinton. Questi quattro Stati non hanno raggiunto la cifra di quindici dollari l’ora come salario minimo auspicata da Sanders ma si sono avvicinati fissando dodici dollari l’ora come meta da raggiun- gere. Nel caso dello Stato di Washington il salario minimo sarà 13,50 dollari contro gli attuali 9,47 dollari. Questa cifra si applicherà a tutti i lavoratori dello Stato anche se l’aumento sarà graduale e si arriverà a 13,50 dollari nel 2020. Bisogna però notare anche che in alcune città dello Stato come Seattle e la zona dell’aeroportoSeattle-Tacoma (SeaTac) il salario minimo era già stato aumentato a quindici dollari l’ora. Da rilevare anche che negli Stati dell’Arizona, Washington e Colorado l’aumento comprende anche ore di congedo per malattia (1 ora pagata per ogni quaranta ore di lavoro). L’aumento del salario minimo è stato tracciato dagli Stati liberal come la California, New York, Washington e Oregon in tempi recenti. Ma anche “red states” come il Nebraska, l’Arkansas, l’Alaska e il South Dakota nel 2014 lo hanno aumentato anche se la cifra è al di sotto di quiici dollari l’ora. Nella recentissima elezione però il South Dakota ha confermato la cifra approvata nel 2014 bocciando (70 per cento “no”) un referendum che mirava a un salario minimo inferiore per lavoratori al di sotto di diciotto anni. L’opposizione del Partito Repubblicano all’aumento del salario minimo si concentra sul possibile effetto negativo sull’economia. Preoccupa la perdita di posti di lavoro. In realtà, nulla di ciò è accaduto nella città di Seattle che aveva già aumentato il salario minimo a 15 dollari l’ora. L’economia della più grande città dello Stato diWashington e della regione del Nord Ovest del Pacifico continua ad andare a gonfie vele. Una delle probabili ragioni sta nel fatto che i lavoratori spendono tutti questi soldi extra per vivere, investendoli dunque nell’economia e servendo da stimolo per la crescita. Aiutano anche a ridurre la pressione sui servizi governativi riducendo i bisogni di sussidi, alleggerendo dunque la pressione sui contribuenti. Gli aumenti del salario minimo mettono anche pressione verso l’alto per coloro che guadagnano poco più della soglia del salario minimo. Al di là degli ovvi benefici degli aumenti del salario minimo esistono anche dividendi politici anche se spesso non si riflettono al livello nazionale. Il 75 percento degli americani favorisce, per esempio, l’aumento del salario minimo a 10,10 dollari l’ora mentre il 63 percento so- stiene che 15 dollari sia la cifra giusta, secondo uno studio del Pew Research Center. Il salario federale di 7,25 dollari è dunque molto basso, dato che non viene aumentato dal 2009. Questa cifra però nasconde la triste realtà del possibile salario minimo di 2,50 dollari l’ora in vigore in 17 Stati per i lavoratori che ricevono mance. L’idea è che le man- ce colmeranno il divario fra 2,50 dollari e 7, 25. Ciò spesso non avviene. Bisognerebbe dunque eliminare questo salario bassissimo che è da Paesi sottosviluppati invece di una nazione ricca come l’America. L’elezione di Trump, avvenuta in parte con i voti dei poveri, lascia poco da sperare. Spetta dunque agli Stati e città di migliorare i salari dei più poveri mediante leggi che oltrepassino il minimo del governo federale.
















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