“Governo di poltronari”
- Redazione

- 27 ago 2019
- Tempo di lettura: 3 min
CRISI/CENTRODESTRA CONTRARIATO, SALVINI ATTACCA CHI HA PAURA DEL VOTO
di Giampaolo Grassi

ROMA. Il giorno della verità si avvicina e il centrodestra vede sfumare sempre più l’ipotesi del voto. Matteo Salvini dà ormai per fatto l’accordo fra M5S e Pd. “Sta nascendo il partito delle poltrone, che vuo- le smontare tutto. Ma attenzione: chi ha paura del voto del popolo non ha la co- scienza pulita”. Il leader della Lega attac- ca diretto il suo ex premier, Giuseppe Conte: “Se la discontinuità avrà il suo volto, gli italiani avranno chiaro il perché del ribaltone, che era preparato da tem- po”. Un barlume di speranza resta. “Probabilmente l’accordo ancora non è chiuso”, dice il leader della Lega.
Ma è un modo per introdurre un altro attacco: “E’ solo perché mancano i detta- gli della spartizione delle poltrone, noi non ci stiamo”. Per adesso, Salvini non toglie la giacca da ministro degli Interni: “Non facciamo appelli alle piazze - dice - ancora oggi ero al Viminale, per garanti- re stabilità, sicurezza, regole e dignità”. Un’uscita che ha gettato acqua sull’incen- dio innescato dalla ministra alla famiglia, Alesandra Locatelli: “Sono sicura che qualora si formi un nuovo governo M5S- Pd il popolo scenderà in piazza e la Lega sarà al suo fianco”.
Parole che hanno scatenato le polemi- che di esponenti Pd e pentastellati, ma poi Salvini la sconfessa dal Viminale “non facciamo appelli alle piazze”. Il voto pri- ma o poi, farà giustizia. Nel centrodestra, tuttavia, si fa largo l’intenzione di non la- sciare che questo governo nasca senza che ci siano manifestazioni di protesta, non solo di palazzo.
Giorgia Meloni ha annunciato una mo- bilitazione per chiedere il voto. “Se ne- cessario, scenderemo in piazza, dobbia- mo far sentire la nostra voce perché un altro governo fatto solo per massacrare gli interessi e i diritti degli italiani non ce lo possiamo permettere”.
La leader di Fdi ha un’idea chiara sul perché nascerà un governo Pd-M5S: “Qual è il nome che stanno apparecchiando questi signori per la prossima presi- denza della Repubblica? Il nome è quello di Romano Prodi, uno che ha svenduto tutto lo svendibile dell’Italia”. La Lega ha co- munque provato fino all’ultimo a ricucire con l’ex alleato. Salvini ha aperto la crisi nella speranza di andare al voto e incassare il consenso che gli italiani hanno mostrato per la Lega con le elezioni euro- pee. Ma ora l’idea delle elezioni appare remota. Quindi, ha preso piede l’ipotesi di una retromarcia.
E anche, in zona Cesarini, mentre Di Maio e Zingaretti a Palazzo Chigi discu- tevano del governo M5S-Pd, il ministro all’Agricoltura Gianmarco Centinaio ha ri- lanciato l’offerta di via Bellerio ai penta- stellati: “Apriamo un confronto per un accordo di legislatura”. Uno dei punti po-
trebbe essere Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. “E’ una ipotesi sul tavolo”, ha con- fermato il ministro. Insomma, col passare dei giorni i toni perentori sono scompar- si. Anche il canale Salvini-Di Maio, che si è riaperto qualche giorno fa, per tutta la giornata ha funzionato, con uno scambi di messaggi whatsapp.
Nella ipotetica coalizione di centro- destra, però, non mancano le crepe. Forza Italia, per esempio, già alle prese con l’uscita di Giovanni Toti, teme di rimane- re tagliata fuori anche un eventuale appro- do della crisi al voto. E allora Giorgio Mulè avverte: “Con questa legge eletto- rale non può esistere un centrodestra au- tosufficiente basato su Lega e Fdi”.
















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