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Guaidò ringrazia Trump

VENEZUELA/IL MESSAGGIO IN VIDEO ARRIVA MENTRE IL PRESIDENTE È A MIAMI



MIAMI. “Grazie al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la sua determinazione e la chiara leadership nel supporto della democrazia e delle giuste cause in risposta a quello che sta succedendo in Venezuela”: lo ha detto l’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidó in un video messaggio al comizio di Donald Trump a Miami agli esuli venezuelani. “Ora c’è un dibattito tra democrazia e dittatura, un dibattito tra la vita e la morte. Oggi questa battaglia è esistenziale”, ha detto ancora Guaidó nel video messaggio al comizio di Trump. “La coalizione internazionale e il sostegno deciso della comunità internazionale sono stati fondamentali per il progresso democratico e per consentire l’ingresso dell’assistenza umanitaria che salverà vite umane”, ha aggiunto. Intanto l’Unione europea guarda con preoccupazione alle forze militari ammassate al confine tra Venezuela e Colombia, e avverte gli Usa: “E’ escluso categoricamente qualsiasi sostegno o comprensione ad escalation militare in Venezuela o intorno al Paese”. A mettere in guardia la Casa Bianca è l’Alto rappresentante Federica Mogherini al termine della riunione dei ministri degli Esteri dei 28, dove il tema è stato dibattuto in lungo e in largo. L’allerta è forte tra gli europei, come spiega il capo della diplomazia spagnola Josep Borrell, poiché c’è il timore che la distribuzione degli aiuti umanitari possa essere utilizzata come pretesto. Per questo, insiste il ministro iberico, gli aiuti devono “essere distribuiti secondo i principi di neutralità, in- dipendenza, imparzialità, e umanità. L’uso della forza, sarebbe catastrofico e minerebbe la stabilità della regione”. Le notizie che arrivano dall’area non sono però rassicuranti. Oltre ai cospicui contingenti militari alle frontiere, si parla di una portaerei statunitense, scortata da varie navi da guerra, che si è spostata di fronte alle coste della Florida, proprio nel giorno del discorso del presidente Donald Trump davanti alla comunità venezuelana, a Miami. “Il cammino della democrazia è irreversibile. L’esercito e le forze di sicurezza dovrebbero ascoltare il presidente Juan Guaidò e consentire agli aiuti umanitari di entrare in Venezuela”, esorta l’inquilino della Casa Bianca, avvertendo: “Gli ufficiali dell’esercito venezuelano hanno una scelta chiara, lavorare per la democrazia per il loro futuro e quello delle loro famiglie o perderanno tutto quello che hanno”. Il leader dell’opposizione, riconosciuto da una cinquantina di Paesi come capo del governo ad interim, Guaidò, ribadisce però: “gli unici a parlare di guerra sono quelli del governo di Nicolas Maduro. Il 90% del Paese parla di aiuti umanitari, del futuro dei propri figli. Faremo il sacrificio necessario per arrivare alla libertà del Ve- nezuela”. L’Ue intanto procede decisa sulla traiettoria del dialogo. Tra qualche gior- no una delegazione di tecnici europei e urugayani sarà a Caracas per approfondire e portare avanti il lavoro del gruppo di ctatto internazionale, che si è riunito la settimana scorsa a Montevideo, con l’obiettivo di facilitare un processo politico, verso elezioni presidenziali democratiche. L’opzione di nuove sanzioni Ue mirate, come ulteriore strumento di pressione politica, contro persone che hanno ostacolato il processo democratico, o contribuito alla violenza nel Paese, restano sul tavolo dell’Unione. Paesi come Olanda, Francia, Regno Unito, Finlandia, Spagna, Repubblica Ceca, e Germania, si sono espressi sul loro possibile utilizzo, ma solo in futuro, e solo se si renderà necessario. A complicare ulteriormente la situazione è il rifiuto del regime di Caracas di far entrare nel Paese una delegazione di cinque europarlamentari del Partito popolare europeo (Ppe), con il presidente dell’Eurocamera Antonio Tajani che ha chiesto misure.

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