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“Guardiamo in alto”

  • 7 gen 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


EPIFANIA/NELLA SUA OMELIA, FRANCESCO INVITA A ISPIRARSI AI MAGI

CITTA’ DEL VATICANO. “Cari fratelli e sorelle, facciamo come i Magi: guardare in alto, camminare, e offrire doni gratuiti”. Queste parole, aggiunte “a braccio” al termine della sua omelia, sono la sintesi dell’Epifania per papa Francesco. Nella messa celebrata in San Pietro nella solennità che chiude il ciclo natalizio, il Pontefice ha evidenziare i tre gesti dei Magi che “orientano il nostro percorso incontro al Signore”, oggi manifestatosi “come luce e salvezza per tutte le genti”; i Magi “vedono la stella, camminano e offrono doni”. E solo loro hanno visto la stella, ha argomentato Bergoglio, “forse perché in pochi avevano alzato lo sguardo al cielo”, laddove invece “spesso nella vita ci si accontenta di guardare per terra: bastano la salute, qualche soldo e un po’ di divertimento”. Il Papa ha chiesto: “Sappiamo sognare, desiderare Dio, attendere la sua novità, o ci lasciamo trasportare dalla vita come un ramo secco al vento?”. Insomma, come i Magi, non bisogna accontentarsi “di vivacchiare, di galleggiare”, bensì darsi “una meta alta” e quindi “bisogna tenere alto lo sguardo”. E se nella vita “ci sono stelle abbaglianti, che suscitano emozioni forti, ma che non orientano il cammino”, è questo il caso del “successo, il denaro, la carriera, gli onori, i piacer ricercati come scopo dell’esistenza”. “Sono meteore - li ha bollati il Pontefice -: brillano per un po’, ma si schiantano presto e il loro bagliore svanisce. Sono stelle cadenti, che depistano anziché orientare”. La seconda azione dei Magi, “camminare”, è poi “essenziale pere trovare Gesù”, che chiede “la fatica quotidiana della marcia”: “chiede di liberarsi da pesi inutili e da fastosità ingombranti”. Chi cerca Gesù, ha detto Francesco, deve “lasciare le poltrone delle comodità mondane e i tepori dei propri caminetti”. In altre parole, per trovare Gesù “bisogna lasciare la paura di mettersi in gioco, l’appagamento di sentirsi arrivati, la pigrizia di non chieder più nulla alla vita”.

In quanto all’”offrire”, infine, si tratta di “donare gratuitamente, per il Signore, senza aspettarsi qualcosa in cambio”: “Fare il bene senza calcoli, anche se nessuno ce lo chiede, anche se non ci fa guadagnare nulla, anche se non ci fa piacere. Dio questo desidera. Egli, fattosi piccolo per noi, ci chiede di offrire qualcosa per i suoi fratelli più piccoli. Chi sono? Sono proprio quelli che non hanno da ricambiare, come il bisognoso, l’affamato, il forestiero, il carcerato, il povero”. All’Angelus, il Papa ha poi esortato alla “ricerca premurosa” di Gesù, come i Magi, evitando l’”indifferenza” (quella dei sommi sacerdoti e degli scribi) e la “paura” (quella di Erode, che voleva eliminare Gesù ritenendolo “un rivale”). “L’egoismo può indurre a considerare la venuta di Gesù nella propria vita come una minaccia.Allora si cerca di sopprimere o di far tacere il messaggio di Gesù - ha rimarcato -. Quando si seguono le ambizioni umane, le prospettive più comode, le inclinazioni del male, Gesù viene avvertito come un ostacolo”. “La tentazione dell’indifferenza”, invece, fa sì che “pur sapendo che Gesù è il Salvatore, si preferisce vivere come se non lo fosse: invece di comportarsi in coerenza alla propria fede cristiana, si seguono i principi del mondo, che inducono a soddisfare le inclinazioni alla prepotenza, alla sete di potere, alle ricchezze”.


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