Guerra fra Trump e Metoo
- Redazione

- 12 feb 2018
- Tempo di lettura: 2 min

MOLESTIE/IL PRESIDENTE NEL MIRINO PER I SUOI COMMENTI SU TWITTER
WASHINGTON. E’ bastato un tweet di Donald Trump a scatenare una guerra con il movimento #Metoo, esploso dopo il caso Weinstein per combattere molestie e abusi sessuali contro le donne. Un movi- mento “puritano” e “anti patriarcale” che può travolgere il “patriarca” per eccellenza, Donald Trump, ammonisce il suo ex stratega Steve Bannon. Soprattutto, sottolinea, se la star tv Oprah, diventata icona del movimento dopo il suo vibrante discorso ai Golden Globe, scenderà in campo nelle elezioni di Midterm per far vincere i democratici, aprendo la strada ad un impeachment. Ad accendere la scintilla è stato il tycoon la- mentandosi su Twitter che “le vite delle persone sono fatte a pezzi e distrutte da pure affermazioni. Alcune sono vere ed altre sono false. Alcune sono vecchie ed altre nuove. Non c’è guarigione per chi e’ accusato falsamente, la vita e la carriera sono perdute. Non c’è più una cosa come il giusto processo?”. Una considerazione generica, senza nomi e cognomi, ma che tutti hanno legato al caso del segretario dello staff Rob Porter, costretto a dimettersi dopo che le sue due ex mogli lo hanno accusato pubblicamente di violenze domestiche che lui continua a negare . Un caso isolato che ha creato imbarazzo e divisioni alla Casa Bianca, con voci di dimissioni del capo dello staff John Kelly - che però ieri ha incassato la “piena fiducia” del presidente - e una controversa difesa dello stesso Porter da parte di Trump, che ne ha elogiato il “buon lavoro” e gli ha augurato “il meglio”, ricordando che lui si proclama innocente eignorando totalmente le accuse delle sue ex mogli. “Trump crede solo agli uomini”, soprattutto se sono suoi amici, colleghi o alleati, hanno denunciato in molti sui social media. Proteste anche dei dem e dell’ex vicepresidente Joe Biden La stampa Usa ha ricordato le sue precedenti difese di uomini accusati con argomenti simili: il pugile Mike Tyson, Roger Ailes e Bill O’Reilly, rispettivamente presidente e anchorman di punta di Fox News, il suo ex campaign manager Corey Lewandowsky, l’ex candidato repubblicano in Alabama Roy Moore.Del resto Trump ha difeso se stesso allo stesso modo, negando le accuse di mo- lestie ricevute da una dozzina di donne e liquidando come un “discorso da spogliatoio” quello in cui si vantava di poter afferrare qualsiasi donna per i genitali. Il principio del ‘giusto processo’ da lui invocato non sembra però valere se ad essere accusati sono democratici o loro simpatizzanti, come nel caso del senatore Al Franken o di Weinstein, che il presidente ha preso di mira.Il suo tweet, secondo esponenti del movimento #Metoo, dimostra perchè molte donne non denunciano le molestie, ossia per il timore di non essere credute. Ma alla Casa Bianca non tutti la pensano come Trump.“Non ho nessun motivo di non credere a queste donne”, ha detto alla Cnn la consigliera Kellyanne Conway, ricordando che nel caso di Porter “ci sono contemporaneamente rapporti di polizia, donne che parlano all’Fbi sotto minaccia di spergiuro...e fotografie (dell’occhio nero di una delle ex mogli, ndr).
















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