Guerra mondiale alle porte
- 25 feb 2017
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LEV GUDKOV: “IL REGIME DI PUTIN REGGE MA I RUSSI HANNO PAURA”
MOSCA. Un Paese forte, che ha ritrovato la sua identità e forse persino la sua missione storica, e che nonostante la crisi economica degli ultimi anni crede ancora in Vladimir Putin, ai cui i russi accordano "l'86% dei consensi". Eppure, sotto sotto, questa immagine di granitica stabilità viene erosa da un sentimento di crescente "nervosismo" e "timore per il futuro", di "totale sfiducia" per la classe dirigente e persino di una vera e propria "paura" che la Russia si stia incamminando verso una "nuova guerra mondiale". E' l'opinione di Lev Gudkov, direttore del Le- vada Center, l'unico istituto demoscopico indipendente russo finito di recente nel mirino del Cremlino per i suoi dossier 'scomodi'.
"Dopo tre anni di mobilitazione patriottica costante - spiega Gudkov in un'intervista all'Ansa - l'effetto-Crimea sta svanendo e l'atteggiamento nei confronti di Putin sta mutando: da un lato i russi accettano la mancanza di qualunque alternativa e dall'altro si cullano nell'illusione che il pre- sidente possa garantire ancora quella crescita nella qualità della vita registrata fino al 2012". Putin resta dunque l'ultima speranza a cui aggrapparsi, visto che il consenso verso le "istituzioni intermedie" come "governo, Parlamento o autorità locali" è al minimo, di fatto ricostruendo un rapporto col potere di epoca imperiale. "Lo zar è buono, sono i boiari ad essere cattivi", sinte- tizza Gudkov Il populismo in 'salsa russa' si spiega dunque in questa dicotomia e nelle ansie generate da una "modernizzazione incompleta, un'incapacità alle riforme" che stride con l'orgoglio per una ritrovata posizione di primo piano sullo scacchiere internazionale e dà luogo a una sorta di 'ansia da prestazione'. Forza e debolezza dunque si mischiano e mentre - in virtù di una propaganda martellante grazie al controllo assoluto dei mezzi dicomunicazione di massa si batte il tasto "sull'alterità della Russia rispetto ai valori occidentali" - la figura di Stalin miete sempre più consensi (ormai il 46%) come modello di statista ideale, i russi disertano le urne rifiutando di partecipare a quel modello di "democrazia gestita" che ha fatto la fortuna di Putin. "Russia Unita ha vinto sì alle ultime elezioni politiche ma solo 27,7 milioni di persone hanno votato per il partito di governo rispetto ai 45 milioni del 2007", spiega Gudkov. Uno stato di apatia che preoccupa il Cremlino ora che il Paese sta per affrontare le elezioni presidenziali (previste per il marzo 2018). "Putin vincerà senza dubbio", prevede Gudkov eliminando qualsiasi ipotesi di disordini, proteste o 'turbolenze' dovute al centenario della rivoluzione socialista. "I nostri dati indicano la più bassa propensione di sempre alla protesta: il calo della qualità della vita è stato graduale, la gente si adatta e se si escludono le grandi città il modello economico resta quello dell'Unione Sovietica, basato sulla redistribuzione". Il 'regime putiniano' - che Gudkov definisce come un "totalitarismo imperfetto" - dunque tiene. Anche perché, al di là del controllo degli apparati statali, una vera alternativa non esiste: "L'opposizione più che altro rappresenta se stessa", annota Gudkov. Il Levada Center, in tutto questo, ha perso tutti i ricorsi presentati finora per obiettare contro lo status di "agente straniero" - che impedisce all'istituto di operare nel modo in cui ha fatto sinora - e ora resta solo la via della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti Umani. "Non sono ottimista per il futuro ma vi assicuro che andremo avanti".
















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