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Hamon rottama Hollande e Valls

  • 30 gen 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

ELEZIONI IN FRANCIA/TENSIONE DOPO LE PRIMARIE. A PARIGI FILLON IN LACRIME


PARIGI. Una stretta di mano di 20 secondi, più per i flash che per il popolo: Hamon batte Valls ma il partito socialista da ieri sera è spaccato in due. E il clima che si respira subito dopo i risultati (58% a 42%) non è dei migliori: Hamon ha cominciato il suo discorso prima dell’orario previsto tagliando la parola a Valls che stava concludendo il suo davanti alle tv. A destra, inseguito dalle accuse di aver favorito e pagato senza giustificazione la moglie, Francois Fillon si commuove davanti ai suoi che lo osannano. E dal palco del comizio lancia un “Pénélope, je t’aime”. Benoit Hamon, il socialista del “reddito universale”, è il rottamatore di Francois Hollande, Manuel Valls e dei cinque anni anni trascorsi nel tentativo di riformare la Francia. Ma il Partito socialista è da rifare, il progetto della gauche da ricostruire. Hamon, subito dopo la vittoria, ha annunciato che “la gauche ha risollevato la testa” e che da oggi inseguirà il non facile progetto di un’unificazione con Jean-Luc Melen- chon e Yannick Jadot, la sinistra più radicale e quella ecologista. Ma il problema è all’interno, dove buona parte dei socialisti sono propensi ad unirsi con Emmanuel Macron, l’ex ministro “liberal” che i sondaggi danno come più credibile avversario di Marine Le Pen al ballottaggio. La tensione era palpabile dopo l’annuncio dei risultati: Hamon, forse per la cattiva organizzazione socialista, ha cominciato a parlare davanti alle telecamere prima che il discorso di Valls finisse, spingendo le tv a tagliare il collegamento dello sconfitto che stava riconoscendo la vittoria dell’avversario. Poi, l’attesa stretta di mano nella sede di rue de Solférino si è risolta in un esercizio formale poco coinvolgente: 20 secondi in tutto, con i volti tiratissimi. Hamon è stato la seconda grande sorpresa delle primarie dopo Francois Fillon a novembre per la destra, ma adesso i riflettori si spostano sul PS, che a detta di molti è alle soglie dell’implosione. Valls ha riconosciuto la sconfitta ma ha detto che “sparirà”, nell’impossibilità di sostenere all’interno del partito un programma assolutamente incompatibile con il primo degli ideali che fino ad oggi ha difeso, il lavoro per tutti, la lotta contro la di- soccupazione. Valls, dicono nei corridoi socialisti, potrebbe assumere una posizione defilata, Hollande ha già esibito il suo disinteresse e la sua distanza da queste primarie alle quali non ha potuto partecipare vista un’impopolarità che lo avrebbe penalizzato anche più pesantemente di Valls. A destra invece, dove tutto fino a una settimana fa sembrava perfettamente deciso e rodato, è andato in scena lo psicodramma di casa Fillon: un comizio con 15.000 sostenitori, alla Villette di Parigi, si è trasformato in una bolgia non tanto per l’ex premier e ora candidato all’Eliseo, ma per sua moglie Pénélope. Sulla corrispondenza del lauto stipendio percepito per anni da assistente parlamentare con un effettivo lavoro prestato per il marito (e poi per il deputato che l’ha sostituito) i sostenitori non si

sono interrogati: è il complotto “di un clan”, ha accusato Fillon, che non ce l’ha “con la mia persona, ma con un’idea alta della Francia che ha preso il volo”. Poi, la difesa strenua, con le lacrime agli occhi, di Pénélope: “Non mi intimidiranno, ho la pelle dura. Ma lascino fuori mia moglie. Pénélope è al mio fianco fin dall’inizio. Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo un solo conto in banca”. Cartelli con la scritta “Je suis Pénélope”, cori, standing ovation per la coppia più chiacchierata degli ultimi giorni. La giustizia, però, non si ferma. Accanto all’inchiesta-lampo che ha preso il via e che nei prossimi giorni prevede l’interrogatorio dei due, nuove notizie sono emerse ieri: Fillon avrebbe incassato 7 assegni da 3.000 euro ciascuno, provenienti da un misterioso fondo destinato agli assistenti parlamentari. Il flusso di denaro è costato già un’inchiesta a diversi senatori beneficiari, per Fillon l’indagine non scatterà perché i fatti risalgono al 2005-2007 e ormai sono prescritti. La strada verso le presidenziali è an- cora lunga, anche per la destra.


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