Hillary, affondo su Trump
- Redazione

- 15 apr 2019
- Tempo di lettura: 2 min
L’EX FIRST LADY ROMPE IL SILENZIO: “NAZIONALISTA E AMICO DEI DITTATORI”

WASHINGTON. Hillary Clinton contro Donald Trump, ancora una volta. La disfatta delle presidenziali del 2016 è ancora una ferita aperta per l’ex First Lady che è tornata ad ad attaccare su tutta la linea il tycoon dal palco del summit ‘Woman in the World’, a New York.
Palco dal quale ha anche dispensato consigli per i tanti candidati democratici alla Casa Bianca, suscitando non poche ironie sui media conservatori e sui social network.
Intanto il presidente torna ad attaccare pesantemente la Fed e le sue “politiche killer”:
“Se avesse fatto bene il suo lavoro, e non lo ha fatto, la Borsa sarebbe salita da 5.000 a 10.000 punti in più, e il Pil sarebbe ben oltre il 4% invece del 3%... con quasi zero inflazione”.
Hillary rompe dunque il silenzio per la prima volta da quando è stato chiaro che non si sarebbe più ricandidata alla Casa Bianca, come alcune voci nell’entourage dei Clinton continuavano a sostenere. L’accusa di fondo rivolta al presidente è quella di cercare la rielezione nel 2020 con una campagna elettorale dai toni esasperati, avvelenando ancor di più la scena politica di Washington, spingendo l’acceleratore sulle posizioni del nazionalismo espresse nella dottrina dell’America First e fomentando i suoi sostenitori su temi come la sanità e l’immigrazione invece di risolvere i reali problemi del Paese.
Ma da ex segretario di stato Clinton accusa soprattutto Trump di abdicare al ruolo degli Usa sul fronte della difesa dei diritti umani per compiacere dittatori e uomini forti. “Quando non si difendono più i diritti umani nel mondo si cede molto del proprio potere ad altri”, è l’affondo di Hillary, che sottolinea come avere l’economia più grande e l’esercito più grande non basta per fare grande l’America: “Noi dobbiamo cercare di creare un modo fatto di legalità. E quando tu affermi di sostenere autocrati, dittatori, nazionalisti, uomini forti stai dimenticando le lezioni del ventesimo secolo”.
Clinton imputa quindi a Trump di voler stravolgere quel quadro internazionale che per
decenni ha garantito la pace nel mondo occidentale: “Andando contro istituzioni come la Nato, l’Unione europea e la dichiarazione universale dei diritti umani, Trump contribuisce a scatenare istinti elementari e primordiali”. Istinti sollecitati dal presidente anche sul fronte della tolleranza zero verso gli immigrati.
“Una delle peggiori cose che questa amministrazione ha fatto è separare le famiglie di immigrati al confine senza avere un sistema per assicurare che i bambini siano rintracciabili”, ha detto l’ex First Lady, secondo cui l’intento del presidente è quello di continuare a distrarre l’attenzione da quello che per lui può essere ancora un problema: il rapporto del procuratore
speciale Robert Mueller, che dovrebbe essere reso pubblico nei prossimi giorni.
“Il popolo americano merita di vedere il rapporto nella sua interezza”, ha affermato Clinton: “E se per qualche motivo non dovesse essere pubblicato dovrebbe essere comunque condiviso con il Congresso”.
Grave l’accusa che Hillary muove verso il ministro della Giustizia William Barr, il cui comportamento “mostra come egli consideri la protezione di Donald Trump come il suo lavoro principale”. Lavoro che dovrebbe essere “la difesa della legalità e della democrazia”.
















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