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Hong Kong: Cina, forte insoddisfazione sulle mosse del G7



Lam non si dimette, promette tolleranza zero e rifiuta intervento esercito Cina


La Cina ha espresso la sua "forte insoddisfazione" per il comunicato congiunto con cui il G7 ha sostenuto l'autonomia di Hong Kong sollecitando il ritorno alla calma dopo oltre due mesi di proteste pro-democrazia. "Esprimiamo la nostra forte insoddisfazione e l'opposizione decisa al comunicato fatto dai leader al summit del G7 sugli affari di Hong Kong", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, rilevando la natura "domestica" dei fatti sull'ex colonia, nella conferenza stampa del pomeriggio. "Abbiamo ripetutamente evidenziato che gli affari di Hong Kong sono questioni interne e che nessun governo, organizzazione o individuo stranieri ha diritto di intervenire", ha aggiunto Geng, secondo cui con questa mossa il G7 "si sta intromettendo" e "dando spazio a cattive intenzioni". I leader dei Sette Grandi (Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada), riunitisi a Biarritz, nel sud della Francia, hanno riaffermato "l'esistenza e l'importanza dell'accordo sino-britannico del 1984 su Hong Kong" e hanno chiesto di "evitare la violenza", in merito alle proteste nell'ex colonia sfociate in durissimi scontri tra manifestanti e polizia. La Cina ha già accusato Paesi come Usa e Gran Bretagna di interferenze fino a formulare ipotesi di una regia straniera all' origine dei disordini di Hong Kong che, restituita da Londra a Pechino nel 1997, ha uno status di territorio speciale cinese semi-autonomo. Intanto Carrie Lam esclude le dimissioni da governatrice di Hong Kong dopo oltre due mesi di proteste pro-democrazia, ritenendo che la fase richieda "responsabilità" e che farà "tutto il possibile per ripristinare legge e ordine". In conferenza stampa, Lam ha promesso "tolleranza zero contro la violenza" proseguendo "con la piattaforma di dialogo". Ha detto di aver incontrato un gruppo di giovani, tra cui alcuni che hanno partecipato alle proteste. Mentre sulle richieste avanzate dal movimento "non è questione di non rispondere. E' questione di non accettare quelle domande". Il governo "è ancora fiducioso di poter gestire i disordini in corso da due mesi" senza l'assistenza delle forze cinesi. E' la risposta che la Lam ha dato in merito a una domanda sul fatto che dichiarare lo stato di emergenza fosse più efficace che chiamare la guarnigione di Hong Kong dell'Esercito di liberazione popolare cinese, tra i timori che Pechino punti a intervenire più direttamente contro le proteste.

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