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Hong Kong ripiomba nel caos

UN ALTRO WEEKEND DI PROTESTE CON VIOLENTI SCONTRI TRA LACRIMOGENI E MOLOTOV

di Michele Suglia


PECHINO.Hong Kong è ripiombata nel caos al 13mo weekend di fila di proteste cominciate a giugno contro la legge sulle estradizioni in Cina.Scene di guerriglia urbana tra lacrimoge- ni, cannoni d'acqua e spray urticanti usati dalla polizia che ha sparato alcuni colpi di pistola di avvertimento, a fronte di barricate date alle fiamme e lancio di mattoni, pietre e molotov da parte dell'ala più dura degli attivisti pro-democrazia che hanno sfidato il divieto a manifestare. Eppure la giornata di mobilitazione è partita sul filo dell'ironia con il raduno di diverse centinaia al Southorn Playground di Wan Chai per un nuovo ciclo di proteste con tanto di corteo, malgrado la polizia di Hong Kong abbia negato il suo nulla osta a manifestare per i timori sulla sicurezza al Civil Human Rights Front, il gruppo capace di richiamare 2 milioni di persone. Gli organizzatori hanno parlato di raduno religioso che non prevede un via libera, così tra inni, preghiere e alleluja ha preso il via la marcia dei "peccatori" che si è mossa verso l'area dei centri commerciali di Hennessy Road e i palazzi governativi. E' spuntato anche un Mosè con "le tavole della legge" fatte con le cinque richieste del movimento alla governatrice Carrie Lam: ritiro formale della contestata legge, le dimissioni delle stessa Lam, suffragio universale per governatore e Parlamento locali, indagine indipendente sulle brutalità della polizia e cancellazione delle accuse agli arrestati durante le proteste. Nel tardo pomeriggio, invece, la situazione ha preso un'altra piega. Decine di migliaia di manifestanti sono affluiti da punti diversi verso il centro della città, con un nutrito numero vestito di nero e munito di maschera e casco da cantiere. Il primo bersaglio è diventato il parlamento locale, dove la polizia ha usato gas urticanti e lacrimogeni per disperdere la folla che, oltre a lanciare pietre e oggetti pesanti, ha fatto ricorso anche alle molotov. Respinto dopo un'ora l'assalto, una parte di attivisti ha quasi raggiunto il quartier generale della polizia di Wan Chai, dando fuoco a una barricata e costringendo i pompieri a intervenire. Poi i confronti si sono ripetutamente visti intorno a Victoria Park (dove sono stati esplosi alcuni colpi di pistola di avvertimento), e a Causeway Bay. I cannoni d'acqua sono entrati in servizio a Harcourt Road, sparando un liquido blu per consentire poi il riconoscimento dei facinorosi. I tafferugli sono andati avanti fino a superare la mezzanotte: la polizia, sempre in tenuta antisommossa, ha cominciato ad arrestare decine di persone nelle stazioni delle metropolitana, mentre sui media cinesi è diventata virale la notizia dell'arresto in serata di Joshua Wong, il leader del 'movimento degli ombrelli' del 2014, fermato venerdì e rilasciato su cauzione. Lo stesso Wong ha negato l'accaduto su Twitter: "E’ una fake news". Nonostante il divieto della polizia, era data per certa una nuova ondata di proteste, a maggior ragione per la ricorrenza ieri del quinto anniversario della Decisione 831 del Congresso nazionale del Popolo che il 31 agosto del 2014 adottò il modello di selezione dei candidati alla carica di governatore dell'ex colonia, sotto il pieno controllo di Pechino, fortemente contestato dagli attivisti pro-democrazia. Nel muro contro muro, in corso da quasi tre mesi, resta da capire fino a quando reggerà il livello di tolleranza del presidente Xi Jinping

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