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I call center nel caos

  • 20 ott 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

LA PROTESTA A PALERMO È LO SPECCHIO DI UN SETTORE IN CRISI


PALERMO. I lavoratori di Almaviva Contact hanno occupato ieri il call center di via Marcellini a Palermo, dove si trova una delle due sedi della società, per protestare contro il piano di trasferimento aziendale di 150 operatori dalla Sicilia in Calabria. Dopo che martedì l’incontro al ministero dello Sviluppo per scongiurare il trasferimento dei lavoratori dal 24 ottobre a Rende (a causa della dismissione della commessa Enel in scadenza a dicembre) si è concluso con un nulla di fatto e con un rinvio a oggi delle trattative a Roma, i sindacati hanno proclamato due giornate di sciopero a partire da ieri. Alcuni lavoratori, che ieri manifestavano sulla terrazza dell’edificio, hanno affisso striscioni mentre altri hanno simbolicamente messo dei catenacci al cancello del call center. Per i sindacati la scelta di Almaviva Contact di trasferire complessivamente 330 operatori da Palermo a Rende “cela dei licenziamenti mascherati e per questo chiedono al governo di intervenire per bloccarli subito”. “È inaccettabile giocare con la pelle dei lavoratori seguendo solo logiche economiche e di profitto. Siamo pronti alla trattativa costruttiva ad oltranza ma non accetteremo condizioni ricattatorie. Se non si trova una soluzione su questa vertenza, oltre a perdere centinaia di posti di lavoro, ipotecheremo definitivamente la civiltà di questo paese”, dice Rosy Contornodella Uilcom. In ogni caso, gli operatori di Palermo riuniti in assemblea hanno deciso di presentarsi muniti di badge aziendale domani in occasione della visita del premier Matteo Renzi, per chiedere al governo di regolamentare il settore dei call center. L’arsenale che il ministero dello Sviluppo mette in campo per affrontare la pesante crisi del settore dei call center sono tolleranza zero sulle gare al massimoribassoe,vistocheilddl concorrenza langue in Parlamento, le norme per contrastare le delocalizzazioni andranno a finire in un nuovo provvedimento, assieme agli ammortizzatori sociali. Il problema attuale, come noto, riguarda nello specifico Almaviva Contact, che ha annunciato 2.511 esuberi, ma anche il trasferimento di altri lavoratori dalla Sicilia alla Calabria. Un esito che l’azienda ritiene, allo stato delle cose, inevitabile visto che in quattro anni ha registrato una contrazione dei ricavi di 100 milioni di euro, in pratica scaricando la cattiva performance sul resto del gruppo. Proprio per parlare di questa vertenza si sono svolti due incontri informali della commissione Lavoro del Senato con azienda e sindacati. In quella sede,Slc-Cgil,Fistel-Cisl e Uilcom hanno evidenziato la gravissima situazione del settore, invocando tre azioni specifiche:intervenire con norme che siano di contrasto alle delocalizzazioni e applicando le sanzioni che sono già previste, agire contro le gare al massimo ribasso rispettando i minimi contrattuali e prevedere ammortizzatori sociali stabilie non in deroga per tutto il settore. Proprio in questa direzione va l’azione del ministro Carlo Calenda e della viceministro Teresa Bellanova, che è direttamente investita del problema:sulle delocalizzazioniil ministero ha deciso di passare allevie difatto,non solo invitando direttamente i capiazienda al rispetto delle norme, ma anche “saltando”ilddlconcorrenza,che conteneva alcune importanti misure ma che ancora non ha visto la luce. Per questo si è “stabilito di intervenire con altro provvedimento” e “si interverrà anche sul tema degli ammortizzatori sociali per il settore”. Quanto alle gare al massimo ribasso, il ministro assicura “tolleranzazero”delgovernonei confronti di chi continuerà a procedere con modalità di gara che,permettendoaggiudicazioni a prezzi al di sotto dei livelli di retribuzione indicati dai contratti nazionali di lavoro maggiormente rappresentativi, consentono alle aziende fornitrici di applicare i cosiddetti “contratti pirata”.


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