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I curdi boicottano il parlamento turco

  • 7 nov 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

ISTANBUL. Dopo l’arresto di 9 suoi deputati, tra cui i leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, in Turchia il partito filo-curdo Hdp lancia la sua ‘secessione dell’Aventino’. Per protestare contro il giro di vite del presidente Re- cep Tayyip Erdogan, i parlamentari ancora a piede libero boicotteranno sia le sedute in aula che in commissione nella Grande Assemblea di Ankara. Una decisione clamorosa per il partito curdo, che solo lo scorso anno era riuscito a entrare per la prima volta in Parlamento.


Per decidere i prossimi passi, ci saranno “consultazioni con il popolo in tutta la Turchia”. Nel frattempo, il gruppo parlamentare

continuerà comunque a riunirsi. La decisione dell’Hdp scatena nuovi allarmi sulla situazione nel Paese, dopo che già l’Unione Europa aveva parlato di “democrazia compromessa” con l’arresto dei deputati curdi.

“La trattativa per l’ingresso della Turchia è ferma, ma comunque la Tur- chia che arresta i giornalisti, i magistrati e i politici

non entra in Europa”, fa sentire la sua voce il premier Matteo Renzi.

Il governo di Ankara cerca di arginare il boicottaggio: “Tornate indietro da questo errore, prima che sia troppo tardi. Venite in Parlamento e dite quello che volete, ma nessun politico può abusare della sua posizione per proteggere il terrorismo”, ha detto il premier, Binali Yildirim. Per il suo vice, Nurettin Canikli, la decisione dell’Hdp comunque “non influenzerà negativamente l’attività legislativa”, mentre il partito Akp di Erdogan sta cercando di accelerare sulla riforma costituzionale presidenzialista.

Tra il presidente turco e l’Occidente la tensione resta alle stelle. “Non mi interessa se mi chiamano dittatore o in qualsiasi altro modo. Mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”, ha detto Erdogan, accusando l’Europa di sostenere il Pkk curdo, ospitandone i membri e fornendogli di fatto armi, inviate ufficialmente in Iraq per la lotta all’Isis. La Turchia “non è più soggetta agli ordini” dell’Occidente, ha tuonato il leader di Ankara. Il dialogo con l’Europa appare sempre più difficile. Il ministro per gli Affari Europei, Omer Celik, incontrerà oggi alcuni am- basciatori ad Ankara per ribadire il punto di vista turco.

Dal carcere di massima sicurezza in cui è detenuto, torna a farsi sentire il leader curdo Demirtas, con un messaggio diffuso tramite i suoi avvocati: “Il nostro arresto illegale ha soltanto aggravato la profonda oscurità in cui il nostro Paese viene trascinato ogni giorno. Qualunque sia il nostro posto e le nostre condizioni, continueremo, se necessario, a bruciare come una candela per far vivere il nostro popolo in pace in un futuro di libertà”.In tutta la Turchia, proseguono le proteste dei sostenitori dell’Hdp, regolarmente respinte dalla polizia.


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