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I curdi dalle stelle alle stalle



PAGANO IL PREZZO DELL’OSTILITÀ DELL’IRAQ, DELL’IRAN E DELLA TURCHIA

Dalle glorie militari nella guerra al Califfato e ai sogni di indipendenza allo smacco militare, politico ed economico subito da Baghdad. In meno di un mese i curdi iracheni sono passati dalle “stelle alle stalle” e continuano a pagare il prezzo della manifesta ostilità dell’Iraq a dominio scita, dell’Iran e della Turchia manifestatosi apertamente e con durezza dopo il referendum per l’indipendenza della regione autonoma del 25 settembre scorso. Il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha per- so il controllo di ampie regioni strappate allo Stato Islamico come quella di Sinjar e di città come Kirkuk che aveva difeso dall’Isis dopo la fuga, precipitosa, tre anni or sono, delle truppe irachene che ora hanno assunto anche il controllo dei confini della regione autonoma con il pieno supporto di Teheran e Ankara. Il governo di Irbil ha evitato uno scontro bellico che avrebbe forse spazzato via i peshmerga e si appresta a consegnare alle autorità centrali di Baghdad i proventi del petrolio estratto nel territorio curdo a con- dizione che venga garantita “la quota com- pleta destinata alla regione autonoma nella legge finanziaria del 2018” come ha detto il primo ministro curdo, Nichervan Barzani. La costituzione irachena stilata nel 2004 stabilisce che una quota pari al 17% del bilancio del Paese vada alla regione autonoma ma Baghdad ha da tempo ridotto unilateralmente tale quota all’11% provocando tensioni con Erbil che in risposta ha trattenuto i proventi dell’export petrolifero della regione. Il potere contrattuale dei curdi è però ridotto al lumicino. Ma La reazione politica più rilevante riguarda però le tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti, con il presidente Barzani che accusa gli Usa di non aver mosso un dito mentre gli iracheni strappavano territori e il controllo dei confini ai pesh- merga che peraltro hanno quasi sempre rifiutatolo scontro con le milizie scite e l’esercito di Baghdad. Per Barzani le relazioni con gli Usa sono state gravemente danneggiate dopo l’attacco dell’Iraq aggiungendo che “il Kurdistan rivedrà le relazioni con gli Usa perché hanno sostenuto l’Iraq contro il Kurdistan” e Usa e Gran Bretagna erano a “conoscenza” dell’operazione militare con cui Kirkuk è tornata sotto il controllo del governo federale di Baghdad e che è stata “condotta dagli iraniani”. Il presidente curdo ha poi definito la posizione russa “più positiva” rispetto a quella degli alleati americaniRiguardo al controverso referendum Barzani ha detto di “non essersi pentito” di averlo indetto, aggiungendo di aver previsto “la chiusura dei valichi della regione e il via a sanzioni econo- miche dopo il referendum ma mai mi sarei aspet- tato l’inizio di una campagna militare da parte dell’’Iraq”. Le relazioni con gli Usa (e quindi necessaria- mente con la Coalizione) sembrano compromes- se e la sorte dei curdi iracheni potrebbe presto toccare anche al Rojava, il Kurdistan siriano, che ha già proclamato l’autonomia da Damasco incamerando però aree molto più vaste di quelle curde in obbedienza agli ordini degli Usa. Washington infatti ha contato finora sui cur- di iracheni delle Syrian Democratic Forces per conquistare Raqqa e impedire al governo siria- no e ai suoi alleati russi, Hezbiollah e iraniani siriani di riconquistare quasi tutto il territorio set- tentrionale e orientale. Sostenuti inizialmente da Mosca, i miliziani delle Forze di Protezione Po- polare (YPG) che difesero Kobane dall’Isis, sono passati sotto l’ombrello di Washington che li arma, finanzia e affianca con 600 consiglieri mili- tari e forze speciali consentendo loro di espandersi eccessivamente rispetto all’area popo- lata dall’etnia curda. Esattamente come è accaduto in Iraq. All’ostilità di Dama- sco, che ha offerto ampia autonomia in cambio della restituzio- ne al governo dei terri- tori strappati allo Sta- to Islamico e alla rinun- cia a programmi di di- visione del Paese, si aggiunge quella pale- se di Ankara che con- sidera l’YPG alla stre- gua dei “terroristi” del PKK curdo-turco. I turchi hanno già col- pito in più occasioni le milizie curdo-siriane e minacciano gli Usa di dure reazioni se non cesseranno le fornitu- re di armi all’YPG e alle SDF di cui le milizie curde costituiscono la forza maggiore affian- cate da milizie tribali arabo sunnite. Il rischio è quindi che, una vol- ta eliminate le ultime sacche di resistenza dell’IS in territorio si- riano Bashar Assad ri- trovi l’intesa con Erdo- gan per schiacciare il Rojava che pagherebbe, come i curdi d’Iraq, il prezzo per aver fornito fanterie spendibili agli Stati Uniti nel conflitto contro il Califfato. Anche per i curdi di Siria l’unico alleato affi- dabile potrebbe infine rivelarsi la Russia che li vuole coinvolgere nei negoziati sul futuro della Siria previsti a Sochi il prossimo 18 novembre cui partecipano ben 33 fazioni siriane. Proposta che ha scatenato le proteste di Ankara che da tempo lamenta di come “In nome della lotta all’Isis gli Stati Uniti abbiano spianato la strada al Pkk e al Pyd in Siria”.


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