I democratici virano a sinistra
- Redazione

- 28 giu 2019
- Tempo di lettura: 2 min

CASA BIANCA 2020/IL PRIMO DIBATTITO DOMINATO DA WARREN E CASTRO
WASHINGTON. “Nel gennaio del 2021 diremo Adios Trump”: la battuta più efficace, accolta da un’ovazione del pubblico, è stata quella di Julian Castro, ex sindaco di San Antonio ed ex ministro del governo Obama. Ma nel primo dibattito tv tra i candidati democratici alla Casa Bianca la vera sfida è stata quella lanciata al moderato Joe Biden. Perché dalla serata è emerso più che mai chiaro lo spostamento sempre più a sinistra del partito, sulla scia del trionfo dell’ala liberal alle elezioni di metà mandato del novembre scorso.
A rappresentare il nuovo corso, quello di chi chiede riforme profonde dell’economia e della politica non disdegnando di tanto in tanto anche toni populisti, la senatrice Elizabeth Warren, nelle ultime settimane in ascesa nei sondaggi. E in attesa che prenda la parola il “socialista” Bernie Sanders, come lui stesso ama definirsi, la paladina anti-Wall Street ha ribadito chia- ro e forte il suo mantra: è ora di mettere in riga le multinazionali, le compagnie petrolifere, le case farmaceutiche e, perché no, la Silicon Valley.
Ma Warren non è stata l’unica protagonista di questo primo confronto tra 10 dei 20 candidati dem che si affrontano sul palco di Miami. A brillare è stata proprio la stella di Castro, candidato di origini ispaniche che già nel 2016 era considerato astro nascente del partito. Lui la vera sorpresa della serata: spigliato, sicuro, preparato, ha rilanciato la proposta di depenalizzare l’immigrazione illegale e ha sfruttato il van- taggio di poter parlare di migranti, il suo tema forte, nel giorno dello shock per la foto del padre e della figlia di due anni annegati nel Rio Grande.
Surclassando il texano Beto O’Rourke su cui erano riposte molte speranze ma che, a conferma del calo nei sondaggi, si è invece rivelato la vera delusione della se- rata: spaesato, impacciato, mai efficace e nel vivo del dibattito, nemmeno l’ombra di colui che nel novembre scorso nel Texas repubblicano sfiorò l’impresa di conqui- stare un seggio in Senato. A cementare l’asse Warren-Castro un messaggino che la senatrice ha inviato al suo collega a fine dibattito: “Good job!”.
E non solo Biden può cominciare a preoccuparsi, ma anche il senatore Sanders, finora principale inseguitore dell’ex vice- presidente nei sondaggi ma che sembra aver perso lo smalto dei giorni migliori, quando nel 2016 sulle ali dell’entusiasmo di tantissimi giovani arrivò vicinissimo a sconfiggere nelle primarie Hillary Clinton.
Da non sottovalutare poi l’ambizioso sindaco di New York Bill de Blasio che, a
conferma del vento progressista che soffia sul partito democratico americano, ha sottolineato la necessità di tornare a rappresentare soprattutto la working class, rivendicando poi il suo ruolo di anti- Trump sull’immigrazione nella disputa con la Casa Bianca sulle città santuario.
Ci si aspettava di più infine dal senatore afroamericano Cory Booker, la cui oratoria a detta di molti ricorda quella di Barack Obama: ma troppo stretti i tempi di risposta perché potesse dare il meglio di sé stesso. Ora grande attesa Biden e Sanders: a dargli filo da torcere nella seconda serata soprattutto la senatrice di origini asiatiche e afroamericane Kamala Harris e il sindaco di South Bend Pete Buttigieg.
















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