I giubbini gialli contro Macron
- Redazione

- 17 nov 2018
- Tempo di lettura: 2 min

FRANCIA/OGGI CENTINAIA DI BLOCCHI STRADALI, IL GOVERNO MINACCIA SGOMBERI
PARIGI. "Non sono riuscito a riconciliare il popolo con i dirigenti": queste parole di Emmanuel Macron, due giorni fa in diretta tv, spiegano il fenomeno dei "gilets jaunes", i giubbini gialli, l'inedito movimento spontaneo che oggi bloccherà le strade della Francia per una protesta nata contro il caro-petrolio ma arrivata a contrapporre i ricchi cittadini alla Francia dimenticata delle campagne. Macron aveva anche messo in guardia da chi "tenterà di strumentalizzare politicamente" il movimento, nato da un pas- saparola sul web e fatto di migliaia e migliaia di persone esasperate che scendono in strada indossando i giubbini giallo- fosforescente che il codice obbliga a tenere in auto. A poche ore dalla partenza della protesta, da Marine Le Pen a Jean- Luc Melenchon, è scattata la gara dei politici - soprattutto delle formazioni più estremiste - a dare solidarietà ai manifestanti.
Con il 73% dei francesi che, stando a un sondaggio, appoggiano la mobilitazione dei giubbini gialli, è il governo ad essere nella posizione più difficile: da un lato, Macron e il suo premier Edouard Philippe hanno ripetuto di "capire la rabbia" dei francesi. Dall'altro si rendono conto che non possono subire un blocco del Paese, anche se a poche ore dall'inizio della prova di forza mancano gli elementi certi per ogni previsione. La protesta nasce dalle zone rurali, quelle dove il pieno di benzina pesa di più, sia per i macchinari, sia perché spesso non si può fare a meno dell'auto. Dall'inizio di ottobre il prezzo al barile del petrolio è in discesa, ma le tasse pesantissime sul carburante non consentono ai francesi di fruire del ribasso. I 500 milioni annunciati per aiutare i meno abbienti nella "transizione energetica" dalle vecchie auto più inquinanti a quelle pulite o elettriche non sembrano aver convinto i più esacerbati.La protesta sul prezzo del carburante si è unita a quella contro la pressione fiscale in generale, poi a quella della Francia "del basso" contro i centri metropolitani, più ricchi e potenti. Sono 1.500 i punti di blocco stradale previsti in tutto il Paese. Ma se soltanto poco più di un centinaio sono stati regolarmente dichiarati alle autorità, si ignora se la gran parte degli sbarramenti - affidati a lavoratori, famiglie, privati cittadini non organizzati - sapranno effettivamente resistere. Senza arrivare a minacciare apertamente sanzioni penali, il governo ha fatto capire che - nel caso di blocchi che impediscano i servizi di emergenza o minaccino la sicurezza - non si esiterà a far intervenire la trentina di unità di polizia mobilitate da domani sul territorio, in tutto 3.000 agenti. Il timore è che questa sera, comunque vada, i blocchi stradali non vengano ritirati e che la Francia si avvii verso giornate di forte criticità. Gli aeroporti del Paese e le compagnie aeree hanno avvertito i passeggeri di recarsi negli scali con grande anticipo, pompieri e ospedali hanno lanciato appelli a non intasare le vie di accesso per ambulanze e servizi di emergenza. I cittadini sono invitati a non spostarsi in auto per quanto possibile, alcuni supermercati e grandi magazzini hanno annunciato che nella giornata di domani resteranno chiusi.
















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