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I legali: assoluzione per tutti



CITTÀ DEL VATICANO. Sono risuonate parole forti e insulti pesanti nell’aula del Tribunale vaticano, quando ieri, nella 19/ma udienza del processo “Vatileaks 2”, uno degli avvocati difensori, Emanuela Bellardini, per descrivere il clima di “pressioni” e “minacce” cui veniva sottoposto il suo assistito mons. Lucio Vallejo Balda dall’altra imputata Francesca Chaouqui, ha letto uno dei whatsapp inviatigli da quest’ultima. “Ascoltami bene verme. Contavi e conti meno di zero. Quando fosti l’unico escluso della Segreteria per l’Economia ti ho ritenuto un coglione, ma un coglione onesto. Questo ho sempre pensato di te. Verme. Se ti capita un’altra cena in cui parli di me, mezzo fr... rotto in c... ti sputtano a mezzo stampa. Merde come te non meritano niente”.

Un passaggio dell’udienza, durata oltre quattro ore e mezza e dedicata interamente alle arringhe dell’avv. Bellardini e dell’altra legale Laura Sarò, che difende Francesca Chaouqui,da cui emerge il linguaggio usato nel contesto di asseriti condizionamenti psicologici alla base del “travaso” dei documenti vaticani.

Entrambi gli avvocati hanno contestato le tesi dell’accusa verso i rispettivi assistiti - tutti e due rispondono sia di associazione a delinquere sia di concorso nella diffusione delle carte riservate - e ne hanno chiesto l’assoluzione.

Per la Bellardini non ci sono prove del “sodalizio criminale” descritto dai pm vaticani, né è provato il concorso con i giornalisti. Gli stessi documenti apparsi nei libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, “Via Crucis” e “Avarizia”, almeno in parte erano già usciti sulla stampa.

Vallejo, comunque, sacerdote che viveva una situazione di difficoltà nel doppio ruolo di segretario sia della Prefettura degliAffari economici che della Commissione Cosea, “ha ammesso, ha riconosciuto da subito di aver trasmesso documenti ai giornalisti, tra l’aprile e il giugno 2015, su questo non si è mai tirato indietro, fino all’arresto (ora è in semilibertà in Vaticano, ndr)”.

Ma li ha trasmessi in un clima di “suggestione”, di “sudditanza”, quasi di “ossessione”, con gente che pensava “sapesse molto” della sua vita, sentendosi per questo “minacciato”. E al centro c’era appunto la Chaouqui, che per la legale “eral’unica che con la fine della Cosea restava esclusa da un lavoro in Vaticano, l’unica ad avere interesse a passare notizie ai giornalisti.

Per Vallejo, il difensore ha chiesto in prima istanza l’assoluzione con formula piena da tutti i reati; in subordine, l’assoluzione dal reato associativo “perché il fatto non sussiste” e dalla divulgazione in concorso “per insufficienza di prove”; in ulteriore subordine minimo della pena per la sola divulgazione.

L’avv. Sgrò ha denunciato il “metaprocesso” cui è stata sottoposta la sua assistita Chaouqui fuori dall’aula, “dipinta come una Mata Hari, una persona pericolosissima, legata alla mafia cinese e ai servizi segreti di tutto il mondo”. Lei “ha fatto tanti errori”, è anche una persona che “non piace perché non sta zitta, è antipatica, insopportabile, arrogante, presuntuosa, ma non si può condannare per questo”.

Nei riguardi di Vallejo e del passaggio di documenti, di cui lui è l’unico responsabile, non c’è stata nessuna pressione, poiché il prelato spagnolo, quando entrò in contatto con i giornalisti, era ben convinto di quel che voleva fare. Tanto che cercò fin da subito di incontrarli da solo, tenendo accuratamente lontana la donna. E’ lui da solo che mandò le 85 password per altrettanti documenti a Nuzzi. La Chaouqui è quindi “totalmente estranea ai reati contestati”. E la chiamata in correità da parte di Vallejo è servita solo a quest’ultimo“peralleggerirelapropria posizione processuale”.

Da qui, la richiesta dell’avv. Sgrò che la Chaouqui sia assolta da tutti i capi d’imputazione “con la maggiore eampiaformulaliberatoriapossibile”. Lunedì l’accusa aveva chiesto rispettivamente tre anni e nove mesi di reclusione per la donna - presentatasi anche ieri in Tribunale con il piccolo figlio Pietro, nato il 14 giugno-etreannieunmeseperil sacerdote.

Questo pomeriggio interverranno i restanti tre difensori: Rita Claudia Baffioni, che difende Nicola Maio, Roberto Palombi per Nuzzi e Lucia Musso per Fittipaldi. La sentenza dovrebbe slittare a una successiva udienza, si pensa nella giornata di domani.


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