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I missili di Kim più vicini


NEW YORK. Non solo le Hawaii o l’Alaska: i nuovi missili balistici intercontinentali sperimentati, in due riprese, dalla Corea del Nord possono colpire l’intero territorio degli Stati Uniti, da Los Angeles a Chicago e anche New York. A darne il ‘festoso annuncio’ con grande ‘soddisfazione’ è stato lo stesso leader di Pyongyang, Kim Jong-un, che ha abbrac- ciato i soldati e si è lasciato andare da- vanti alle telecamere a gesti di esultanza, poco dopo il secondo riuscito test in poco più di tre settimane di un missile balistico intercontinentale (Icbm).


E questo malgrado le rilevazioni comparate compiute da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone concordassero che il missile Hwasong-14, potenzialmente capace di trasportare una testata atomica, prima di precipitare nel Mare del Giappone avrebbe percorso in linea d’aria meno di 1.000 chilometri in circa 47 minuti, toccando il culmine della sua traiettoria balistica, prima di iniziare la discesa, a un’alti- tudine di 3.700 chilometri, cioè nello spazio.

L’agenzia di stampa nordcoreana (Kcnas), citando il leader, ha scritto che l’ultimo lancio “riafferma l’affidabilità del si-

stema Icbm” e ha confermato la possibilità di colpire “regioni e località casuali e in momenti casuali” sull’intero territorio continentale degli Stati Uniti.

Kim ha detto che il lancio di venerdì, compiuto da un lanciatore mobile in piena notte, alle 23:11 locali di ieri, ha inviato un “serio avvertimento” all’America, che ha “suonato senza senso la sua tromba” con minacce di guerra e sanzioni più forti.

Ma anche al netto della retorica bellicista e del linguaggio aggressivo di Kim, diversi esperti danno atto degli enormi passi compiuti dalla tecnologia missilistica nordcoreana e la minaccia di Kim contiene elementi di verità.

Secondo il fisico americano David Wright, esperto di missilistica per l’Ucs Global security Program, citato dalla Cnn, la rotta a ‘cuspide’ tenuta dal vettore caduto in mare non deve trarre in inganno, perché se la traiettoria fosse stata più bassa, “il missile avrebbe avuto un raggio d’azione di 10.400 km, senza tener conto della rotazione terrestre” (in questo caso contraria).

Secondo il prof. Wright, Los Angeles, Denver e Chicago sarebbero tutte incluse, e forse perfino Boston, New York e anche Washington Dc. Secondo lo studioso, molto dipende dalla precisione della traiettoria - prima dei due vettori a lungo raggio, la Corea del Nord aveva solo sperimentato missili a medio e corto raggio, molti dei quali falliti, esplosi dopo pochi secondi -e anche da peso e dimensioni della testata da trasportare: più essa è pesante, più corta sarà la traiettoria.

E non è affatto certo che Pyongyang, che pure ha compiuto con successo cinque test atomici sotterranei in oltre 10 anni, già disponga della tecnologia per miniaturizzare una testata da caricare su un missile Icbm e portarla integra e funzionante su un bersaglio distante oltre 9-10 mila chilometri, oltre che per sfuggire alle eventuali contromisure difensive Usa.

Tutte cose che il regime nordcoreano sembra nel tempo in grado di gestire, come ha dimostrato con i sorprendenti progressi nucleari e missilistici compiuti malgrado il pesante embargo internazionale a cui Pyongyang è sottoposta.


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