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I muscoli olimpici di Kim

  • 9 feb 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


COREA DEL NORD/MASSICCIA PARATA MILITARE IN CONCOMITANZA CON I GIOCHI

PECHINO. La parata militare a Pyongyang ha celebrato i 70 anni della fondazione delle forze armate e dato al leader Kim Jong-un l’occasione di ribadire ancora una volta il ruolo di “potenza globale malgrado le “sanzioni più pesanti”.Al Sud, invece, l’Ufficio presidenziale ha annunciato che Moon Jae-in incontrerà sabato la delegazione della Corea del Nord, il cui arrivo è atteso oggi in aereo per l’avvio delle Olimpiadi di PyeongChang. Guidata da Kim Yong-nam, Capo dello Stato de facto, tra i 22 elementi figura soprattutto Kim Yo-jong, sorella del leader, scatenando i rumor sulla possibile consegna di un messaggio personale da parte del “giovane generale”. L’incontro tra Sud e Nord si profila come quello di più di alto livello dal secondo vertice bilaterale tra leader del 2007. I due eventi sono ulteriori segnali tra le due Coree dopo lo sblocco del dialogo del 9 gennaio con la tregua olimpica. La Kctv, la tv statale del Nord, non ha trasmesso la diretta della parata, mentre ai media stranieri è stato negato l’ingresso per la copertura: meno enfasi di fronte a una iniziativa derubricata a “evento interno” malgrado abbia sfilato su piazza Kim Il-sung più come atto dovuto l’Hwasong-15, il missile intercontinentale (Icbm). Testato due volte nel 2017, ha avuto un rimarchevole successo nel lancio di novembre, fino a spingere gli esperti americani a ritenerlo in grado di colpire ogni angolo degli Usa. Altri vettori in fase di sviluppo, come quelli balistici da sottomarini, non sono apparsi. Nel discorso, il leader non ha fatto riferimenti a piani nucleari o a nuove armi: ha descritto gli 1,1 milioni soldati effettivi come “tesoro” a difesa del Paese dalla politica ostile degli Usa. “Dobbiamo prevenire che i nostri aggressori tentino di ridicolizzare o violare la dignità e sovranità anche di 0,001 millimetri”, ha affermato. A Seul, inviato da Donald Trump a rappresentare gli Usa all’ apertura dei Giochi, il vice presidente Mike Pence ha visto Moon al quale ha ribadito la necessità di mantenere alta la pressione su Pyongyang perché abbandoni le ambizioni nucleari. Il Nord, in mattinata, ha escluso che la sua delegazione abbia “l’intenzione di incontrare” la controparte di Washington: “Non abbiamo mai implorato di avere un dialogo con gli Usa e così sarà anche in futuro”, ha riportato un dispaccio della Kcna. Quello che sta maturando è un margine minimo di manovra per la diplomazia sulla denucleariz- zazione della penisola: secondo Zhao Tong, ricercatore associato al Carnegie-Tsinghua Centre for Global Policy di Pechino, è possibile che “la Corea del Nord consideri una moratoria” coi risultati raggiunti, in particolare con l’Hwasong-15 a novembre. In un incontro a Pechino con la stampa estera, Zhao ha rilevato che la moratoria darebbe “la piccola finestra” per i colloqui tra Usa e Corea del Nord per far calare la tensione nella penisola. In uno scenario sempre a rischio conflitto, Washington non ha fretta. A differenza di Pyongyang che vorrebbe ritornare nella comunità internazionale: una spinta che solo gli Usa “potrebbero dare”. Per questo, alla fine, anche l’incontro di Pence (che sull’ipotesi ha tagliato corto limitandosi a un secco “vedremo”) con il Nord non è affatto da escludere.


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