“I prigionieri di Internet”
- 1 mag 2018
- Tempo di lettura: 3 min

IL PAPA METTE IN GUARDIA I PIÙ GIOVANI DAI PERICOLI DI PC, TABLET E TELEFONINI
CITTÀ DEL VATICANO. I bambini sono particolarmente curiosi, e su internet, nei telefonini, come in tutto il mondo virtuale, trovano anche “tante cose brutte”, rischiando di finire “prigionieri di queste curiosità non buone”. Il Papa, celebrando la messa a Santa Marta, ha messo nuovamente in guardia ieri dai pericoli del web. E ha chiesto di aiutare i giovani a saper discernere tra le tante proposte della quotidianità, tra le curiosità buone e quelle cattive. La differenza tra queste due curiosità è stata spiegata da Francesco nell’omelia. Come esempio di curiosità buone, ha fatto riferimento ai bambini quando sono nella cosiddetta “età del perché”. Domandano perché crescendo si accorgono di cose che non capiscono, cercano una spiegazione. Questa è una curiosità buona, ha detto il Papa, perché serve per svilupparsi e “avere più autonomia” ed è anche una “curiosità contemplativa”, poiché “i bambini vedono, contemplano, non capiscono e domandano”. Secondo Francesco, “il chiacchiericcio” è invece una curiosità non buona, “patrimonio di donne e uomini”, anche se qualcuno sostiene che gli uomini siano “più chiacchieroni delle donne”. La curiosità cattiva consiste nel voler “annusare la vita altrui” - ha spiegato il Papa - nel “cercare di andare ai posti che alla fine sporcano le altre persone”, nel fare capire cose che non si ha il diritto di sapere. Questo tipo di curiosità cattiva “ci accompagna tutta la vita - è stato il suo monito -: è una tentazione che avremo sempre”. “Non spaventarsi, ma fare attenzione - ha quindi esortato -: ‘questo non domando, questo non guardo, questo non voglio’. E tante curiosità, per esempio, nel mondo virtuale, con i telefonini e le cose... I bambini vanno lì e sono curiosi di vedere; e tante cose brutte trovano lì. Non c’è una disciplina in quella curiosità. Dobbiamo aiutare i ragazzi a vivere in questo mondo, perché la voglia di sapere non sia voglia di essere curiosi, e finiscano prigionieri di questa curiosità”. Ribadendo quindi che “ci sono curiosità buone e non tanto buone”, il Papa ha invitato a “saper discernere: no questo non devo vederlo, questo non devo vederlo, questo non devo domandarlo...”. E ad “aprire il cuore allo Spirito Santo, perché lui è la certezza, ci dà la certezza, come compagno di cammino, delle cose che Gesù ci ha insegnato, e ci ricorda tutto”. In mattinata, nella Sala Clementina, Francesco ha poi ricevuto i membri dell’Associazione “Una vita rara”, al termine delle nove tappe della “Rare words run”-”Corsa delle parole rare”, partita lo scorso 21 aprile da Monticelli Brusati (Brescia) e giunta ieri a Roma, che vuole simbolicamente dar voci a quanti sono affetti dalla Allan Herndon Dudley Syndrome (Ahds-Mct8), patologia talmente rara - solo 200 malati al mondo, 15 in Italia - da non muovere gli investimenti delle aziende farmaceutiche. A guidare l’associazione sono i coniugi Giorgio e Rosita Boniotti, il cui figlio 15/ enne Davide è affetto dalla Ahds-Mct8, mentre alla corsa di 700 km in nove tappe ha partecipato anche il maratoneta Luca Sala.
“Ogni vita umana è unica - ha detto il Papa, incoraggiando l’associazione e congratulandosi per l’iniziativa -, e se la malattia è rara o rarissima, prima ancora è la vita ad esserlo”. E “l’amore”, ha aggiunto, “sa vedere il bene anche in una situazione negativa, sa custodire la piccola fiammella in mezzo a una notte buia”.
















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