top of page

I quattro figli del destino

GIORNO DELLA MEMORIA/SEGRE, FOA, LEVI, CAVA E I RACCONTI DELLE LORO CITTÀ


di Nicoletta Tamberlich



ROMA. A Napoli, Tullio Foa e sua madre vengono aiutati da un Commissario di Polizia. A Roma, Lia Levi e sua madre vengono ospitate in un convento; uno dei tanti istituti religiosi che durante la guerra diedero rifugio agli ebrei. A Pisa, il piccolo Guido Cava, nascosto in campagna insieme al padre e colpito dalla polmonite, viene salvato da un medico fascista che, pur sapendo la famiglia ebrea, rischia la propria vita per curarlo. A Milano per Liliana Segre il destino è più crudele. Lei e suo padre, arrestati mentre cercano di fuggire in Svizzera, vengono deportati. Separata dal genitore, Liliana riesce a sopravvivere da sola nel campo di concentramento di Auschwitz e alla “marcia della morte”. Figli del Destino è la docu-fiction che ricostruisce le storie di quattro bambini italiani ebrei vittime dell’orrore e della vergogna delle leggi razziali. Un racconto della memoria, intrecciato con le emozionanti interviste dei quattro protagonisti oggi, con la regia di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli.

La voce narrante che intreccia le storie è di Neri Marcorè. Le immagini storiche sono fornite dal CDEC (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), dall’Istituto Luce - Cinecittà, da Rai Teche e dal United States Holocaust Memorial Museum. Un soggetto dello stesso Spagnoli che ha scritto la sceneggiatura insieme a Luca Rossi. Con Massimo Poggio, Patrizio Rispo, Chiara Bono, Giulia Roberto. Catello Alfonso Di Vuolo, Lorenzo Ciamei e con Massimiliano Gallo e con la partecipazione di Valentina Lodovini. “La memoria è il fondamento identitario del nostro Paese” dice Tinni Andreatta, direttrice di RaiFiction, che ha prodotto il lavoro con RedFilm. Il regista Spagnoli spiega che il punto di vista è quello dei bambini, non a caso “le macchine da presa sono state abbassate un po’”. Poi aggiunge che importante è stato raccontare il dopo delle persecuzioni. È la storia di quattro bambini tutti italiani, alcuni di loro neanche sapevano di essere ebrei”. In un video messaggio la senatrice Li- liana Segre ha evidenziato: “prima di vedere la docufiction pensavo che mi sarei turbata e molto di più di quanto mi aspettassi, invece dovevo arrivare alla mia veneranda età per capire che il lato importante è la gioia dei tre ragazzi salvati da belle persone, anche se io ho avuto un destino diverso da loro”. Tullio Foà ricorda come a Napoli, aveva cinque anni, grazie al preside, che lo fa ammettere in una classe speciale (formata da dieci alunni ebrei), dichiarando che ne aveva 6 anni, continua a frequentare la scuola. “Andavo a scuola coi miei fratelli più grandi, qualcosa non mi tornava. Tutti i bimbi entravano dal cancello principale solo noi da quello secondario, un quarto d’ora prima degli altri. A quel punto era chiaro che gli anormali eravamo noi”. “E’ importante continuare a portare la nostra testimonianza ancora oggi, aggiunge Foà nelle scuole a distanza di tanti anni. Una delle domande che mi fanno nelle scuole è se mi sono mai voluto vendicare. Io rispondo che la vendetta non mi appartiene. Quello che occorre ricordare è che le leggi razziali non erano leggi all’acqua di rose, ma precise e decise. Lo scopo era dividere le famiglie”. “Guardando la docufiction - spiega Lia Levi - mi identifico nei genitori. I miei all’inizio mentirono non dicendomi la verità pensando di farmi del bene, facendomi, invece, del male” Massimo Poggio interpreta il papà di Liliana Segre, Alberto: “A volte si ha la tentazione di chiedersi ‘ma è possibile che sia accaduto tutto questo?. È fondamentale che le persone che hanno vissuto direttamente questa vicenda lo raccontino. La paura è di non dare una ricostruzione fedele e di mancare di rispetto. Mi sono avvicinato al lavoro in modo molto cauto; non ho avuto modo di inte- ragire con Liliana Segre”. Massimiliano Gallo: “La Rai è servizio pubblico, questo tipo di lavori dovrebbe fare, non soltanto intrattenimento”. “Stiamo attenti, la storia dovrebbe insegnarci a non rifare gli errori fatti. L’intolleranza è pericolosa” conclude.

Commenti


bottom of page