I sindaci e le città santuario
- Redazione

- 12 dic 2016
- Tempo di lettura: 3 min
MOBILITATI PER IMPEDIRE LA DEPORTAZIONE DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI

Proteggeremo la nostra comunità e le “nostre famiglie affinché possano vivere in pace e sicurezza”. Con queste parole il sindaco Jorge Elorza di Providence, Rhode Island, figlio di guatemaltechi venuti in America illegalmente ma adesso cittadini americani, cercava di calmare l’ansietà fra gli immigranti creatasi con l’elezione di Donald Trump. Elorza non è l’unico sindaco di una città statunitense a dichiarare la sua opposizione alla retorica del neoeletto presidenze contro gli immigranti. I suoi colleghi delle più grandi metropoli americane come New York, Los Angeles, Chicago, San Francisco, Denver, Boston, Philadelphia ed altre hanno espresso sentimenti molto simili opponendosi al clima di ansietà creatosi non solo con l’aspra retorica di Trump durante la campagna elettorale ma anche con la sua dichiarata intenzione di deportare 2 o 3 milioni di clandestini che lui considera criminali. Come spesso fa con molte situazioni Trump spara senza però avere le necessarie informazioni precise e poi consultare con i suoi subordinati per considerare tutte le conseguenze delle sue azioni. Dire, per esempio, che 2 o 3 milioni di clandestini sono criminali senza avere prove non fa altro che creare allarme per gli undici milioni di clandestini e molti altri dei loro familiari che avranno permesso legale di essere nel Paese o avranno anche la cittadinanza americana. In effetti la sparata di Trump ha causato l’eventuale presa di posizione di molti sindaci che si opporranno e che difenderanno le famiglie dei loro concittadini. I sindaci fanno parte di “città santuario” che hanno promesso di non cooperare con il governo federale per la deportazione di immigrati eccetto nei casi di seri crimini. In America esistono più di 500 di queste città che si sono dichiarate “santuario” anche se non esiste una definizione legale del termine. Sono caratterizzate però da provvedimenti locali di porre limiti alla cooperazione fra polizia locale e federale in questioni dimmigrazione. Trump ha minacciato di togliere i fondi federali a queste città santuario che in linee generali sono parti del Paese in blue states che non hanno votato per il neoeletto presidente. L’eliminazione di fondi federali potrebbe avere conseguenze negative nei bilanci di queste metropoli anche se Trump non avrebbe strada facile per implementarla. Questi fondi sono legati a legislazione quindi si tratta di minacce difficilmente attuabili. La più grande preoccupazione però sarebbe in alcuni casi dove il potere del presidente sarebbe difficile da mitigare specialmente sui “dreamers”, giovani venuti in America da bambini e cresciuti in questo Paese a cui Obama ha dato benefici di residenza temporanea mediante il suo ordine esecutivo Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals). Trump potrebbe abrogare questo ordine esecutivo creando caos a questi giovani e le loro famiglie. Deportare questi giovani a Paesi che loro non conoscono sarebbe una tragedia perché questi individui sono americani a tutti gli effetti eccetto per la mancanza di documenti. La differenza di vedute fra questi sindaci eTrump sull’immigrazione riflette un esempio tipico fra governo federale e locale specialmente quando partiti diversi controllano il potere politico.Lo si è visto parecchi anni fa quando alcuni Stati controllati da repubblicani come l’Arizona. la Georgia e l’Alabama, stufi dell’inazione del governo sull’immigrazione, hanno approvato leggi locali anti-immigranti. In Arizona, per esempio, Joe Arpaio, lo sceriffo della Maricopa County, iniziò un campagna per rimuovere i clandestini dal suo Stato non rispettando però i diritti civili dei cittadini. Arpaio è stato denunciato per non avere obbedito l’ordine di un giudice diporre fine alle sue attività considerate abusive ai diritti civili di individui di origine ispanica. Il suo processo è adesso in corso e Arpaio rischia sei mesi di carcere. L’Arizona non è l’unico red state a seguire una politica dura contro gli immigranti. Il governatore del Texas Greg Abbott ha dichiarato che firmerà una legge per vietare le città santuario nel Lone Star State. Come classico red state, il Texas non ha molte città santuario eccetto per Austin, la capitale, che tende ad essere liberal anche se non un vero santuario propriamente detto. L’elezione di Trump ha ovviamente aumentato l’ansietà di molti americani e specialmente di immigranti. Il Southern Poverty Law Center conferma questo clima riportando più di 700 crimini riconducibili all’odio etnico o razziale. Molti altri non vengono riportati. Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, preso atto di questa situazione, ha creato un nuovo reparto investigativo per affrontare questi tipi di crimini. Un’altra nuvola in questo rispetto ce la fornisce Trump stesso con la sua nomina di Jeff Sessions a procuratore generale. Sessions da senatore ha condotto una campagna per tagliare i fondi federali alle città santuario. Se confermato dal Senato diventerà un altro serio ostacolo alla resistenza delle città santuario per proteggere la famiglie di immigranti. *Docente di lingue all’Allan Hancock College, Santa Maria, California
















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