“Igor”, silenzio ‘sprezzante’
- 24 mar 2018
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IL KILLER DI BUDRIO NON PARLA. IL PROCURATORE: SARÀ COMUNQUE MANDATO A GIUDIZIO
BOLOGNA. Anche il silenzio può essere una risposta. Guardare in faccia senza proferir parola gli investigatori italiani, che gli hanno dato la caccia per mesi e sono volati a Saragozza per interrogarlo, è coerente con il personaggio di 'Igor'. Chi ha incontrato Norbert Feher lo ha visto tranquillo, ingrassato, barba lunga. Qualcuno ha definito il suo rifiuto di sottoporsi all'atto istruttorio un atteggiamento "sprezzante". Come può esserlo, d'altra parte, un killer che ha ucciso a sangue freddo un barista e una guardia volontaria, un anno fa nelle campagne di Bologna e Ferrara, l'1 e l'8 aprile. Poi è riuscito a sfuggire a una mobilitazione di forze dell'ordine senza precedenti ed è rispuntato otto mesi dopo al di là di Alpi e Pirenei, assassinando due agenti della Guardia Civil e un allevatore nelle sperdute lande dell'Aragona, prima di essere arrestato, ma solo quando è uscito di strada con il furgoncino rubato alla sua ultima vittima e ha perso i sensi. Il serbo, nel carcere di Zuera, vicino a Saragozza, si è dunque avvalso della fa- coltà di non rispondere. "Non c'è nessun problema. Gli abbiamo notificato gli atti e a brevissimo lo manderemo a giudizio: prob- abilmente chiederemo il processo immediato", ha commentato il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato che insieme al pm Marco Forte e ad alcuni carabinieri è stato in trasferta in Spagna.

C'era la speranza che Feher parlasse, come aveva fatto a dicembre quando era stato interrogato per quattro ore dai giudici spagnoli e aveva confessato i delitti commessi a Teruel. Non era importante chiarire la sua responsabilità sugli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri, su cui non ci sono dubbi, ma piuttosto avere informazioni su fuga e latitanza. Non è successo. Ma, secondo quanto filtra da ambienti investigativi, non è stato un viaggio a vuo- to, anzi. Gli elementi acquisiti dalla Guardia Civili, con cui prosegue un proficuo scambio di informazioni, sono ritenuti di estrema importanza, oltre le aspettative, per l'indagine sul favoreggiamento, cioè sui complici. L'attenzione si focalizzerebbe su alcuni oggetti, in particolare una cartina, agende, una carta di credito e altri supporti informatici da cui evidentemente si ricavano informazioni utili se non addirittura nomi su cui sviluppare accertamenti. In alcuni casi già avviati. Il silenzio di 'Igor', che gli inquirenti italiani puntano a processare in videoconferenza, non ha consentito di chiarire nulla sul terzo omicidio per cui è indagato in Italia, quello su cui ci sono più dubbi perché l'unica prova che collegherebbe il serbo alla morte senza un perché del metronotte Salvatore Chianese, il 30 dicembre 2015 a Ravenna, è il modus operandi. Quando al detenuto è stato mostrato l'atto con cui la Procura di Ravenna lo incolpa formalmente dell'uccisione, lui si sarebbe limitato a scuotere la testa, con un mezzo sorriso di sfida.
















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