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Il Belgio 20 anni dopo ricorda

  • 14 ago 2016
  • Tempo di lettura: 3 min


BRUXELLES. Era la settimana di Fer- ragosto del 1996. Venti anni fa il Belgio ed il mondo scoprirono l’orrore della pedofilia e l’aberrazione di Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle che per 11 anni sequestrò, violentò, seviziò e uccise bambine. Quattro morirono, due di fame. Due vennero liberate. Venti anni dopo, il Belgio ancora s’interro- ga. Cosa dobbiamo dire ai nostri figli?, si chiede ad esempio la ‘Dernieure Heure’, tabloid molto po- polare nel Belgio franco- fono, ora che i bambini che all’epoca avevano l’età del- le vittime sono padri e madri di famiglia.

Il caso sconvolse il mondo. In Belgio aprì una stagione di sospetti, mai davve- ro chiusa, e mise in luce le enormi lacu- ne del sistema giudiziario-poliziesco, che tornano ad essere all’ordine del giorno mentre il paese deve affrontare l’emer- genza del terrorismo jihadista, di cui è diventato l’avamposto logistico in Euro- pa.

L’orrore di venti anni fa cominciò il 9 agosto 1996, quando la quattordicenne Laetitia Delhez sparì a Bertrix mentre andava in piscina. Alcuni testimoni segna- larono i movimenti sospetti di una camio- netta bianca, con targa FFR692 o FFR697. La pista condusse ad un perso- naggio che già nel 1989 era stato con- dannato a 13 anni di prigione per aver sequestrato e violentato bambine sotto i

16 anni a partire dal 1985, ma poi grazia- to. Era Marc Dutroux e viveva con la moglie ed i tre figli in una villetta di Mar- cinelle, la città della strage in miniera.

La polizia di Neufchateau che condu- ceva l’inchiesta su Laetitia non sapeva nulla dei precedenti dell’uomo. La gen- darmeria di Charleroi aveva invece dei sospetti, tanto che lo aveva messo sotto sorveglianza già ad agosto 1995, due mesi dopo che il 24 giugno a Grace-Hol- logne erano scomparse Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di otto anni, la seconda di origini italiane.

A dicembre 1995 la polizia arrivò a casa di Dutroux, ma un ispettore non fece caso alle flebili grida di Julie e Melissa. Che Dutroux teneva nascoste in una can- tina insonorizzata. Le bimbe morirono di

fame nell’aprile 1006. La verità si sco- prì solo nell’agosto 1996, quando - sulle tracce di Laetitia - la polizia tornò nella villetta di Marcinelle. E stavolta arrestò Dutroux, la moglie Michelle Martin ed un complice, Michel Lelievre. Due gior- ni dopo, il mostro confessò. La polizia il 15 agosto trovò la cantina segreta dell’or- rore e liberò così Laetitia, ma anche Sa- bine Dardenne, sparita il 28 maggio a Kain. Nel giardino di un’altra casa di Du- troux, i resti di Julie e Melissa ed il cor- po di Bernard Weinstein, pedofilo già condannato e presunto complice di Du- troux. Il 3 settembre, in un terreno di pro- prietà di Weinstein, i cadaveri di An Mar- chal e Eefje Lambrecks, di 17 e 19 anni, che erano state rapite il 22 agosto 1995 ad Ostenda.

Il Belgio scopre così un verminaio e le debolezze della sua giustizia, poi pro- fondamente riformata nel 1998 senza però definitivamente risolvere lo scolle- gamento tra le diverse gendarmerie ed i diversi livelli di un paese linguisticamen- te diviso, che tornano ad emergere oggi. I sospetti di protezioni altolocate scos- sero le fondamenta del Paese. Il 20 otto- bre 300,000 persone scesero in piazza per chiedere giustizia. L’inchiesta portò all’arresto di un faccendiere di Bruxel- les, Michel Nihoui, già noto per truffa e traffico di stupefacenti. “Chi si nasconde dietro a Dutroux?”, si chiesero i giornali belgi.

La prima inchiesta però non trovò al- tri collegamenti, né emersero con una seconda tra il 2005. Il processo si aprì solo nel marzo 2004 e si chiuse a giugno con la condanna a vita per Dutroux, a 30 anni per la ex moglie, a 25 per Lelievre e 5 per Nihoui. Il presidente del tribunale leggendo la sentenza disse a Dutroux: “Lei è stato condannato al massimo della pena, ma penso che le sia andata meglio che alla maggior parte delle sue vittime che non è più in questo mondo”.

Oggi Dutroux e Lelievre sono ancora in carcere, ma il complice usufruisce di giorni di semilibertà. La moglie Michel- le Martin è uscita il 28 agosto 2012. Dopo tre anni nel monastero delle cla- risse a Malonne, nel 2015 si è installata nella proprietà vivaistica dell’ex presiden- te del tribunale di Namur e segue corsi di diritto. Nahoui ha scontato la pena nel 2006 ed ha fondato una Ong di aiuto per i detenuto in attesa di condanna ed ha scrit- to un libro autobiografico.


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