Il clan dei Sibillo finisce ko
- Redazione
- 10 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
CAMORRA/QUATTRO FERMI E 11 MISURE CAUTELARI PER IL RACKET DELLE PIZZERIE

NAPOLI. Da due anni estorcevano denaro a una nota pizzeria del centro storico di Napoli dove, nel 1994, si fermò a mangiare anche l’ex presidente statunitense Bill Clinton, in città per il G7. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri che ieri hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, su disposizione della ProcuraAntimafia, quattro giovani ritenuti gli eredi del clan Sibillo, ora praticamente azzerato. A tutti viene contestato il reato di estorsione aggravato dalle finalità mafiose. Il clan Sibillo è stato uno dei gruppi camorristici del centro città facenti parte della cosiddetta “paranza dei bambini”, giovanissimi diventati, a tempo di record, baby killer e baby boss. Ragazzi protagonisti di scontri armati, “stese” ed efferati omicidi che alcuni anni fa hanno scosso il centro del capoluogo partenopeo. Parallelamente, sempre a Napoli, c’è stata anche un’altra operazioneanticamorra,dellaPoliziadiStato, la quale, sempre coordinata dalla Procura Antimafia, ha notificato 11 misure cautelari, perlopiù a destinatari già in carcere. Si tratta di presunti componenti del clan Sibillo e due soggetti dell’opposta fazione del clan Buonerba (quelli di via Oronzio Costa, dagli stessi camorristi ribattezzata “il vicolo della morte”). Nei loro confronti la Direzione Distrettuale Antimafia ipotizza l’associazione a delinquere di stampo mafioso e anche l’omicidio di una vittima innocente della faida della “paranza”, Luigi Galletta, ucciso per avere detto no alla camorra.
Meccanico di motorini e scooter, Luigi fu picchiato e poi, tre giorni dopo, ucciso, nell’officina dove lavorava, per non avere voluto o per non essere stato in grado di rivelare ai Sibillo dove si nascondesse suo cugino, affiliato ai rivali Buonerba. A compiere quell’assassinio, secondo gli investigatori, sarebbe stato anche Ciro Contini, lontano parente del boss Eduardo Contini. L’altro sicario,Antonio Napoletano, alias “‘o nannone”, all’epoca dei fatti minorenne, è stato già condannato. L’associazione mafiosa viene contestata anche a due persone, presunti esponenti del clan Buonerba: si tratta di Gennaro Buonerba, il capo dell’omonimo gruppo camorristico, già in carcere, e Massimo Amoroso, anche lui ritenuto affiliato dello stesso gruppo malavitoso. Secondo la Dda e la Polizia di Stato sarebbero, rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale di un attentato realizzato con l’esplosione di un ordigno, molto simile a una bomba a mano, fatto deflagrare nell’ottobre del 2015, davanti l’abitazione di Antonio Napoletano. Un’esplosione particolarmente potente che danneggiò due negozi ma che, per fortuna, non provocò vittime solo perché c’era una partita del Napoli e le strade erano deserte. La pizzeria Di Matteo vittima del racket di recente ha subìto un attentato: sulla saracinesca del negozio sono stati sparati colpi di pistola. Su quest’ultimo episodio sono ancora in corso indagini, come anche sulla “bomba carta” fatta esplodere a pochi passi, davanti a un’altra pizzeria, quella di Gino Sorbillo, di via dei Tribunali. Il denaro delle estorsioni, che erano più cospicue per le festività, serviva al clan per imporre la sua supremazia e per sostenere le famiglie degli affiliati finiti in carcere.
















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