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Il Consiglio di Stato farà le leggi

  • 23 set 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


IL CAIRO. Un nuovo scontro istituzionale senza precedenti si è aperto in Libia tra i principali enti del Paese. In un duro co- municato il Consiglio di Stato, organo consultativo che ha sede a Tripoli, ha dichiarato di "essere obbligato ad esercita- re tutte le prerogative del Parla- mento di Tobruk", in altre parole il potere legislativo, "considerata la situazione delicata che sta vivendo il Paese" e che il "Parlamento non esiste ancora" in base all'accordo che venne firmato in Marocco nel dicembre 2015.

La replica della Camera dei rappresentanti (Hor), che ha sede nella città dell'est del Paese, non si è fatta attendere. Quanto annunciato è un "ten- tativo di golpe", ha denunciato il portavoce del Parlamento Abdallah Belihak. Tale mossa "è in contraddizione con i principi in base al quale il Parlamento è l'unico potere legislativo secondo gli articoli 12 e 13 dell'ac- cordo".

La tensione fra le due principali istituzioni del Paese, il governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale e dall'Onu da una parte, ed il Parlamento di Tobruk che ancora non gli ha conferito la fiducia dall'altra, investe adesso anche il terzo organo dello Stato, complicando ulteriormente il già fragile equilibrio istituzionale.

Una situazione a dir poco incandescente considerati i pericoli a cui è esposto il Paese soprattutto nel campo della sicurezza, come la lotta all'Isis nella città di Sirte, e dopo il recente blitz del generale Khalifa Haftar nei pozzi della Mezzaluna petrolifera, condannato dalle diplomazie occidentali. Ed il generalissimo di Tobruk è stato anche al centro della dichiarazione letta dal vice presidente del Consiglio di Stato Mohamed Muazeb che ha condannato il sostegno della Camera di Tobruk al "golpe" dopo la conquista dei pozzi, sottratti al controllo di una milizie fedele a Tri-

poli, e poi ceduti alla National Oil Corporation (Noc), l'ente petrolifero di Stato.

Muazeb ha poi chiesto ai "libici onesti ad unirsi per resistere" alle forze armate della città nell'est. "Mentre le milizie progrediscono a Sirte per liberarla assistiamo a chi semina discordia e alle minacce di invasione della capitale", ha proseguito "invitando la missione Onu ad applicare l'accordo politico senza aspettare l'ok del Parlamento" di Tobruk.

Un nuovo grattacapo per l'inviato Onu Martin Kobler, che si è detto "preoccupato" per la "decisione unilaterale" del Consiglio di Stato che "contraddice lo spirito dell'accordo" politico. "Le istituzioni libiche devono lavorare insieme mano nella mano - ha aggiunto su Twitter -. Nessuno approfitti della fragile situazione che sta vivendo il Paese".

In un comunicato congiunto al termine della riunione ministeriale sulla Libia, tenutasi a New York sotto la pre- sidenza congiunta di Paolo Gentiloni e John Kerry, è chiesto che "nel corso del prossimo anno, il Governo di ac- cordo nazionale libico" prepari "una transizione pacifica verso un governo permanente ed eletto". "Chiediamo con forza che l'Assemblea Costituzionale completi il suo lavoro e presenti

il progetto di Costituzione libica per il referendum nel 2017", è scritto nel documento.

Positivo il giudizio del ministro degli Esteri Gentiloni sull'esito della riunione. "Assistiamo a un contesto di divisione sul terreno da non sottovalutare, ma non si è tradotto in una divisione sul terreno diplomatico", ha detto il ministro. "Se riusciamo a mantenerci uniti sul fronte diplomatico si potranno ridurre anche le divisioni sul terreno".


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