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Il dilemma degli immigrati



DOMANI AL CENTRO CULTURALE ITALIANO L’INCONTRO DI ITALYTIME CON IL PROF. TAMBURRI

NEW YORK. Chiusa in agosto la rassegna di film “Cinema Paradiso” con “Le Avventure di Pinocchio”, riprendono le attività di italytime nel suo Centro Culturale Italiano con sede nell’Our Lady of Pompeii Theater in Manhattan. Domani sera inaugura la stagione autunnale 2017 l’evento “Meet The Author”, che vede alla ribalta il professore e Dean Anthony Julian Tamburri, eclettico intellettuale, esperto di vari aspetti della cultura italo-americana. L’evento affronta il tema dell’immigrazione italiana in America, in riferimento al corposo dilemma “Integrazione sì o no; relativi costi per l’immigrato”. La discussione prenderà spunto dalla visione di scene significative del film “Big Night” (regista Campbell Scott, uscito nel 1996), seguito dalla lettura drammatizzata dell’atto unico “The Visa Interview” di Paolo Tartamella, con interpreti gli attori David Donahoe e Davide Nebbia, diretto da Vittorio Capotorto.Jo Ann Cavallo, Chair del Dipartimento di Italiano della Columbia University, presenterà l’autore. “DietroilfilmBigNight-ci dice il relatore - c’è molto più che la storia di un sogno che si sgretola, cioè quello di salvare dal fallimento un ristorante nella città più competitiva al mondo, negliAnni Cinquanta. Si nasconde piuttosto l’eterno enigma dell’immigrazione: adattarsi alla cultura che ti ospita, restare fedele alle proprie origini o rinnegarle del tutto?"Il film racconta infatti delle difficoltà di due fratelli, Primo e Secondo, e del loro ristorante, in una cittadina marinara del New Jersey. Se Primo (cuoco del ristorante) è l’archetipo dell’immigrante che non accetta compromessi con la cultura statunitense, Secondo è pronto a compiacere la clientela tradendo i principi culinari della tradizione italiana, in quello che rappresenta l’eterno conflitto fra accettazione della cultura locale ed il suo rifiuto.Il professor Tamburri, che a fine intervento risponderà alle domande del pubblico, anticipa i contenuti del suo intervento. Quanto della sua esperienza personale è riscontrabile nel film? Direi il 50%. Nella mia famiglia ho conosciuto tutti e tre i tipi di individui, ed erano anche di diverse generazioni non soltanto gli immigranti. Dal rapporto che ha con gli immigranti, quale ritiene sia l’aspetto più difficile da mantenere nello stabilirsi negli Usa e quale si perde più rapidamente. Per esempio, il cibo è un elemento a cui difficilmente si rinuncia. Sono i costumi locali le cose più difficili da mantenere. Principalmente perché man- cano certi prodotti che non sono reperibili negli States, e certe usanze - sia culinarie sia sociali - figurano estranee all’americano; di conseguenza l’immigrante potrebbe anche sentirsi fuori luogo e come risultato lasciar perdere alcune di quelle usanze locali. A volte si sente anche obbligato, se non proprio ad abbandonare, ad usare di meno l’italiano. Non è cosa rara che gli si dica - come pure si faceva decenni fa - diparlare inglese perché, come si dice, “siamo in America!” Esiste una tendenza dell’immigrante a cercare un partner sentimentale di provenienza italiana? Credo di sì. Mi sembra una cosa naturale che uno cerchi il suo simile, specialmente se alla base del possibile rapporto che potrebbe nascere tra di loro ci sono delle usanze comuni. Qual’è negli studenti di origine italiana l’aspetto che affascina di più della cultura dei loro avi? Qual’è degli studenti americani, quello più interessante? Secondo me tre sono le cose che affascinano di più: la cucina, e per due ragioni. Perché ormai quella americana è prevalentemente “italiana”; sembra che ci sia un ristorante-pizzeria ogni 100 metri qui negli States. Secondo, la cultura italiana, specialmente dopo la grande campagna del Made in Italy della fine degli anni ’70, quando ancora non si parlava di Made in Italy. Infine la lingua, perché nonostante una certa tendenza al monolinguismo, parlare una seconda lingua attira sempre, e il bilinguismo di certe pubblicità aiuta (basti pensare a quelle FIAT degli ultimi tre anni). Quali sono le differenze tra l’immigrante degli Anni 60/70 e quello odierno? La formazione professionale. Negli anni ’60, mentre c’erano alcuni immigranti laureati e già affermati in alcune professioni, ce n’erano anche tanti non laureati. Questi, a differenza di molti dell’inizio del novecento, sapevano leggere e scrivere e quindi la loro acculturazione (per non parlare di assimilazione) si avverava con poca difficoltà. Qual’è la percezione della cultura Usa nei riguardi di quella italiana? Si tratta di un elemento estetico-teorico. Con i circa tre secoli di costante sviluppo culturale, in riferimento all’Italia, la cultura americana è ancora giovane e quindi “nuova”. Tornando all’evento, alla luce di quanto detto, riteniamo che il confronto con le tesi del Prof. Tamburri, corroborate in qualche modo dall’atto unico di Paolo Tartamella, sarà certamente vivace, per gli aspetti in fondo universali che il tema racchiude. Come detto, l’incontro avverrà domani 12 settembre per la serie “Meet the Author” di Italytime, 25/B Carmine Street (@ Bleec- ker Street), 7 PM, ingresso gratuito. RSVP: italytime.org/contact - 212-860-2983 .


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