Il genio di Boldini a Parigi
- Redazione

- 3 mar 2017
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MOSTRE/DA DONNA FLORIO A DE RASTY, DAL 4/3 AL VITTORIANO VEDUTE DELLA CITTÀ E RITRATTI
ROMA. La bellissima contessa de Rasty, sdraiata voluttuosa nel letto o in abito da sera, la splendida madame Blumenthal, donna Franca Florio, ‘regina di Sicilia’, che assomma a una dirompente sensualità la raffinata eleganza di icona del bel mondo: è una carrellata di meravigliosi ritratti femminili, ma non solo, la grande antologica dedicata al genio di Giovanni Boldini, allestita dal 4 marzo al 18 giugno a Roma, negli spazi del Complesso del Vittoriano. In tutto 150 opere, tra cui quelle di maestri suoi contemporanei, come Cristiano Banti, Corcos, De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-Cesar Helleu, Telemaco Signorini, James Tissot, Ettore Tito, Zandomeneghi, che insieme ricostruiscono le atmosfere sfarzose e ammiccanti della Parigi della Belle Epoque. “Boldini come nessun altro al suo tempo ha saputo entrare in relazione con l’animo femminile”, dice Sergio Gaddi, curatore con Tiziano Panconi della rassegna romana che ha richiesto ben quattro anni di lavoro per ottenere prestiti importanti dai principali musei internazionali, quali il d’Orsay, l’Alte Nationalgalerie di Berlino, il Musee des Beaux-Arts di Marsiglia, gli Uffizi, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e da prestigiose collezioni private difficilmente accessibili. La capacità di Boldini, prosegue il critico, è stata quella di percepire i più profondi e inascoltati desideri delle donne e come ognuna di esse volesse essere ritratta. “Era il più conteso della ville lumiere, non c’era donna del bel mondo che non volesse essere ritratta da lui, perché sulla tela le migliorava, le rendeva più belle e affascinanti. Oggi lo chiamiamo photoshop”. Immagini che non perdono la loro stra- ordinaria attrattiva anche dopo un secolo. Basti pensare al ritratto di donna Franca Florio, capolavoro indiscusso, e sicuramen- te icona della mostra del Vittoriano. Anche per il fatto che l’opera, notificata e quindi non esportabile all’estero, rientra nella pro- cedura giudiziaria che ha coinvolto il Grup- po Acqua Marcia, e proprio da adesso è ufficialmente in vendita partendo da una base d’asta di circa un milione di euro. Nel 1901, Ignazio Florio, erede di una delle più importanti dinastie imprenditoriali siciliane,affidava a Boldini il compito di ritrarre sua moglie Franca, tra le più in vista del bel mondo internazionale. Il ritratto del 1903 non accontentò però il marito che lo giudicava troppo provocatorio per il vestito scollato, tanto da non pagare il lavoro. Costretto a rifare il dipinto (presentato alla Biennale di Venezia nel 1903), Boldini, a distanza di anni, riprende in mano la prima versione del ri- tratto, conservata da sempre nel suo ate- lier, per realizzare il dipinto come per molto tempo lo si è potuto ammirare a Palermo, a Villa Igea e ora al centro della sala più grande e spettacolare del Vittoriano. Ogni opera esposta, disegno, pastello, olio, documenta senza ombra di dubbio l’eccezionale talento naturale del maestro ferrarese. Il padre pittore, racconta Gaddi, non voleva che il figlio seguisse la sua stessa strada, ma quando scoprì una serie di suoi lavori adolescenziali dovette ricredersi. A soli 20 era a Firenze, nel bel mezzo della rivoluzione macchiaiola, ne entrò a far parte, ma senza farsi particolarmente amare dai colleghi, in quanto troppo interessato al mercato. “Boldini non è mai riconducibile a nessuna scuola”, sottolinea il curatore, fin dall’inizio ha un suo stile e una sua ricerca precisa che evolve nel tempo. Se la cifra dei pittori della Macchia era tonale e luminosa, come del resto per l’Impressionismo, quella di Boldini “era il movimento, effetto non di luce, ma dinamico”. E’ con la sua pennellata a sciabolata, efficace tanto nell’olio quanto (ancor di più) nel pastello, riusciva a trasmettere in quei corpi femminili “l’elettricità della ville lumiere. Con questa ininterrotta tensione dinamica pos- siamo definirlo un precursore del Futurismo”. Sfilano così nella mostra romana i ritratti di Emiliana Concha de Ossa, Gabrielle de Rasty, Alice Regnault (a cavallo), Mademoiselle de Nemidoff, di Josefina Al- vear de Errazuriz (della Collezione di Valter e Paola Mainetti), ma anche del caricaturista Sam, di Degas, di Giuseppe Verdi, nonché i suoi famosissimi autoritratti, in cui, al pari delle signore aristocratiche che se lo contendevano, si migliorava notevolmen- te l’aspetto.
















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