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Il Governo segue il dossier Astaldi. Scatta l’asta su Cds



Rixi, vice ministro dei Trasporti, teme l’insorgere di “altri casi”

MILANO. Il Governo guarda con attenzione agli sviluppi della crisi di Astaldi, che ha richiesto la procedura concorsuale lo scorso 28 settembre, dopo aver annunciato un debito netto di 1,75 miliardi di euro allo scorso 30 giugno, a fronte di una capitalizzazione ridotta oggi a 98,4 milioni. Lo ha confermato il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, precisando però che "non è l'unica azienda in crisi sulla parte di appalti pubblici" e che l'Esecutivo teme l'insorgere di "altri casi", come quello di Condotte o di Trevi. Intanto, sul fronte finanziario, a due giorni dal declassamento di S&P a 'D', il gradino più basso della scala dei rating, è scattata l'asta sui Cds, i 'Credit Default Swap', ossia i derivati che assicurano chi li acquista in caso di 'evento creditizio', che va dall'insolvenza al ritardo nel pagamento di cedole o interessi. Per Astaldi siamo al livello dell'insolvenza, come indicato dai 15 investitori istituzionali che compongono il Comitato per le determinazioni sui derivati. Sul dossier intanto sono al lavoro tecnici e consulenti, sia sul fronte di Astaldi che su quello di Salini Impregilo, interessata ad una parte del Gruppo, alla luce anche del piano che prevede la creazione di due società satellite, una per le attività all'estero in alleanza con altri soggetti e una per le attività svolte in autonomia dalle succursali locali. Uno sdoppiamento coerente con la legge Marzano sul concordato preventivo e necessario per poter partecipare a gare all'estero, che sarebbero precluse ad un'azienda in procedura concorsuale. Bisogna fare presto, per evitare l'esaurimento della liquidità, con tempi necessariamente più rapidi dei 120 giorni previsti dalla legge per la convocazione dei creditori in tribunale per l'approvazione del concordato. Si parla di 45 giorni, ma c'è chi giudica il termine "irrealistico". Quanto a Salini Impregilo, l'interesse è - a quanto si apprende - "molto tiepido", limitato ad attività in America e Australia. Prosegue intanto il coro dei tifosi di questa soluzione, con il presidente di Intesa Sanpaolo che si è espresso favorevolmente: "Se andiamo verso un con- solidamento di un settore industriale importante, noi come banca lo vediamo positivamente", ha detto a margine di un convegno. Sono parole in linea con quelle del giorno prima di Carlo Messina, amministratore delegato della Banca che figura tra i creditori del Gruppo. Intanto la Borsa continua a sperare e, dopo gli scivoloni che hanno portato il titolo al minimo stori- co di 0,41 euro lo scorso 2 ottobre (-64% in tre sedute), Astaldi ha chiuso con un rialzo del 12,7% a 0,62 euro, mentre Salini Impregilo ha perso il 2,6% a 1,98 euro.


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