Il lato arcano delle cose
- Redazione

- 15 ago 2017
- Tempo di lettura: 2 min
ARTE/IL 15 AGOSTO DEL 1967 MORIVA IL GRANDE PITTORE BELGA RENÉ MAGRITTE

ROMA. Pittore tra i più amati dal pub- blico degli appassionati, soprattutto per la capacità di trasmettere con il suo se- gno pulito e la suggestione della luce il lato arcano delle cose, René Magritte si spegneva il 15 agosto del 1967 per un male incurabile che in breve tempo non gli aveva lasciato scampo.
Maestro surrealista che ha saputo ri- specchiare, al tempo stesso, con ironia e spietata efficacia narrativa le inquie- tudini dell’uomo contemporaneo e del- la sua mente affollata di quesiti peren- nemente insoluti, a 50 anni dalla morte Magritte si riconferma, più di ogni al- tro, icona del ‘900, come dimostrano le numerose iniziative messe a punto per celebrare l’anniversario.
Nato a Lessines, in Belgio, nel 1898, ad appena 14 anni René Magritte subiva il fortissimo choc del suicidio della ma- dre, buttatasi nel fiume Sambre e, secon- do una versione ricorrente, rinvenuta con la testa avvolta nella camicia da not- te. Un’immagine tragica che avrebbe toc-
cato profondamente la sensibilità del giovane, tanto da riproporla a più ripre- se anche nella propria produzione pit- torica. Basti pensare a dipinti come ‘L’histoire centrale’, ‘Les amants’ o ‘Le fantasticherie del passeggiatore solita- rio’.
Nel giro di pochi anni, René rivolge- va i suoi interessi alla pittura, fino a iscriversi, nel 1916, all’Accademia di belle arti di Bruxelles, dove si era tra- sferita la famiglia e, poco dopo il ma- trimonio con Georgette Berger, nel 1923 iniziava a lavorare come grafico, principalmente nel design di carta da parati.
Se gli esordi da pittore si erano mossi nel segno delle avanguardie storiche, guardando sia al cubismo sia al futuri- smo, la svolta surrealista, sua cifra più evidente, prendeva invece corpo con la scoperta dell’opera di Giorgio de Chi- rico, in particolare di ‘Canto d’amore’, in cui immediatamente Magritte indivi- duava “un nuovo modo di vedere”.
L’incontro con André Breton lo in- troduceva con entusiasmo e definitiva- mente nella corrente surrealista, diven- tando nel corso dei due decenni succes- sivi il punto di riferimento della scuola belga, i cui rappresentanti più importanti si riunivano proprio nell’appartamen- to dell’artista (ora casa-museo).
Pittore prolifico, con all’attivo ormai numerose esposizioni, nel periodo bel- lico trovava rifugio nel sud della Fran- cia, a Carcassonne, dove, nella sua spe- rimentazione incessante, dava il via a una nuova fase espressiva ideando un nuovo stile, detto alla Renoir o solare. Ma fino alla morte, avvenuta il 15 agosto del 1967 a Bruxelles, poco dopo la com- parsa di un improvviso cancro del pan- creas, la sua originalissima cifra è co- stituita dal cosiddetto ‘illusionismo oni- rico’, grazie al quale oggetti comuni e brani di realtà si mescolano, e si armo- nizzano, in modo assurdo. Ecco il paio di scarpe che si tramutano nelle dita di un piede o il paesaggio simultaneamen- te notturno nella parte inferiore e diur- no in quella superiore, la finestra aperta sulla natura che si trasforma nella tela di un quadro, poggiata sul cavalletto.
Le tonalità sono fredde, ambigue come quelle del sogno, in grado di far scaturire dalle loro combinazioni un vero e proprio cortocircuito visivo e, unite a uno stile da illustratore (mai ab- bandonato), ribadiscono l’insanabile di- stanza, per l’artista, tra realtà e la sua rap- presentazione pittorica.
















Commenti