Il Nobel a Yoshinori Ohsumi
- Redazione

- 4 ott 2016
- Tempo di lettura: 2 min
PER IL RICICLAGGIO DELLE CELLULE E IL SUO PUNTO DI VISTA SULLE MALATTIE

ROMA. Una ricerca controcorrente e una sfida per risolvere un rompicapo biologi- co: la scoperta premiata con il Nobel per la Medicina 2016 ha aperto la strada per comprendere i meccanismi all’origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia dei disturbi legati all’invecchiamento.Proprio per questa scoperta rivoluzionaria non stupisce che il premio sia andato a un unico ricercatore, il biologo giapponese Yoshinori Ohsumi. “Sono estremamente onorato per l’attribuzione del premio”, ha detto Ohsumi in un’intervista telefonica alla tv giapponese Nhk. Ha sempre saputo di aver scelto un campo di ricerca diverso e di avere sempre pensato, forse contrariamente a quanto avevano fatto tanti altri, che il processo di decomposizione che avviene all’interno delle cellule fosse un tema interessante. “Il corpo umano - ha detto nell’intervista - ripete costantemente il processo di auto riciclaggio, o cannibalismo, creando un equilibrio assoluto tra formazione e disfacimento. Fa parte del circolo della vita”. Oggi Ohsumi ha 71 anni, lavora nel Tokyo Institute of Technology e ha collezionato numerosissimi riconoscimenti prestigiosi, che avevano fatto presagire il Nobel. Quando ha cominciato a studiare il meccanismo dell’autofagia, con il quale le cellule si liberano dei prodotti di scarto, sapeva di avere intrapreso un cammino davvero difficile e pieno di incognite. Erano i primi anni ’90 e da almeno 40 anni si cercava di capire il comportamento di strane strutture interne alla cellula chiamate lisosomi, ma non c’erano gli strumenti per risolvere quello che per tutti era un rompicapo biologico. Ohsumi, che allora lavorava come professore associato all’università di Tokyo, decise di cominciare dagli organismi più semplici, come il lievito comunemente utilizzato per il pane. In breve arrivò a scoprire che a controllare il meccanismo di ‘riciclaggio’ della cellula era un gruppo di 15 geni che chiamò APG 1-15. Da allora tanti altri gruppi di ricerca in tutto il mondo hanno cominciato a studiare questo meccanismo, soprattutto dopo che lo stesso Ohsumi aveva dimostrato che era universale, comune a tutti i viventi compreso l’uomo e conservato dagli albori dell’evoluzione. Ed è stato seguendo questa strada che si è riusciti a conoscere più da vicino i meccanismi alla base di molte malattie, dalle più comuni come le infezioni a quelle rare, e ad aprire una via per studiare un processo importante come l’invecchiamento.
















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