top of page

Il Papa prega per i Rohingya



APPELLO DI FRANCESCO PER LA MINORANZA ISLAMICA MASSACRATA NEL MYAMMAR

CITTA’DEL VATICANO. Parole forti del Papa contro la tratta, soprattutto dei bambini, e per la difesa dei migranti. “Oggi - ha ricordato davanti a oltre 7.000 persone in udienza generale - si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Incoraggio quanti in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno respon- sabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Serve ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile”. Ma dopo i saluti ai gruppi italiani, papa Francesco è tornato sul tema della tratta: ha invocato la santa nera e schiava Giuseppina Bakhita in favore di “migranti, rifugiati, sfruttati” “e parlando di migranti cacciati via, sfruttati, - ha detto - vorrei pregare con voi oggi per i nostri fratelli e sorelle rohingya, questi cacciati via da Myanmar che vanno da una parte all’altra perché non li vogliono, sono buoni, non sono cristiani, sono gente pacifica, sono fratelli e sorelle nostri, è da anni che soffrono, sono torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti le loro tradizioni e la loro fede musulmana”. Dopo aver recitato con i fedeli un Padre nostro per i rohingya, il Papa ha chiesto “un applauso a santa Giuseppina Bakhita”. Ha poi citato i membri del Comitato internazionale contro la tratta, “e li voglio vedere, - alzatevi, - ha incoraggiato - grazie per quello che fate, grazie”. Papa Francesco ha denunciato diverse volte il fenomeno della tratta, e sostiene diverse iniziative internazionali di lotta a questo crimine. Per i rohingya inoltre si è appellato in almeno altre quattro occasioni: il 19 e 24 maggio del 2015, il 7 agosto 2015 e il 14 settembre 2015. Ma tre giorni fa a Ginevra è stato resonoto un rapporto dell’Unhcr sulle persecuzioni subite dai rohingya in cui si denunciano anche abusi sui minori e persino massacri di neonati. Il Papa ha ricordato “Giuseppina Bakhita, questa ragazza - ha detto - schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata, non ha perso la speranza e portò avanti la fede e finì per arrivare come migrante in Europa”. Giuseppina Bakhita, nata nel 1869 a Darfur in Sudan e morta nel 1947 in Italia, meglio nota come ‘’madre Moretta’’, è stata canonizzata a novembre del 1999. Rapita a 9 anni e venduta come schiava, approda a Venezia; quando i padroni decidono di tornare in Sudan rifiuta di seguirli, il procuratore del Re le dà ragione. Nel 1890 ri- ceve il battesimo, tre anni dopo entra nel noviziato delle canossiane, e nel 1902 viene assegnata all’istituto di Schio, dove rimarrà fino alla morte. La catechesi dell’udienza è stata dedicata alla “speranza fonte del conforto reciproco e della pace”, e papa Bergoglio, ricordando che “nessuno impara a sperare da solo”, ha messo in relazione speran- za e compassione, e ha invitato a imparare a perdonare fa vivere pace. Contro la “disperazione” oggi tanto diffusa, ha esortato a portare le difficoltà degli altri (ha fatto il gesto di caricarsele sulle spalle, ndr). Circa il perdono, ha spiegato che ha un valore non solo per i cristiani, ma anche per la società: “Aiuta a non rispondere al male con il male, a costruire ponti e non muri”. Nell’udienza, animata dalle musiche della banda scolastica di Negrar, il Papa ha a più riprese ricordato la Giornata mondiale del malato che si celebra sabato prossimo a Lourdes e ha pregato per i malati, i malti gravi e coloro che lo assistono.


Commenti


bottom of page