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Il Parlamento Ue boccia la May

  • 11 lug 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


BRUXELLES. Una proposta arrivata come una "doccia fredda", che rischia di creare nel Regno Unito uno status di "seconda classe" per i cittadini dell'Ue: il Parlamento europeo boccia l'offerta presentata da Theresa May a fine giugno. E minaccia nuovamente di mettere il veto se l'accordo finale con Londra non tutelerà appieno i cittadini europei sul suolo britannico.

La "generosa proposta" annunciata dalla premier britannica all'ultimo vertice europeo era stata accolta con freddezza da tutti: dagli altri Stati membri, dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Dopo essersi presi due settimane per valutare il testo di Londra - 20 pagine con 59 punti specifici - il gruppo parlamentare di orientamento sulla Brexit, insieme ai capigruppo di cinque schieramenti politici dell'aula, hanno presentato la loro pagella. Negativa.

Il testo è firmato da Guy Verhofstadt dell'Alde, Manfred Weber del Ppe, Gianni Pittella dell'S&D, Gabi Zimmer del Gue e Ska Keller dei Verdi, oltre ai componenti del gruppo che insieme a Verhofstadt seguono il dossier Brexit (Elmar Brok, Roberto Gualtieri e Danuta Hubner). Si evidenzia che a fronte della "reciprocità e parità di trattamento" proposte dall'Ue, da Londra è arrivata un'offerta "ben lontana" da quello cui hanno diritto i cittadini dell'Unione in Gran Bretagna. Una proposta assolutamente "insufficiente", rincara la dose il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. "Per l'Europarlamento - ribadisce - è prioritario tutelare i diritti dei tre milioni di citta- dini Ue che vivono nel Regno Unito". Altrimenti, l'Eurocamera è pronta "a votare contro". Una posizione che rappresenta anche un paletto importante per il capo negoziatore dell'Ue. Michel Barnier aggiornerà sul tema il collegio dei commissari il 12 luglio, prima del nuovo round negoziale con la Gran Bretagna in agenda il 17. Mercoledì, dunque, Barnier dirà la sua sul documento di Londra, rispetto al quale peraltro aveva già auspicato a caldo "più ambizione, chiarezza e garanzie" da parte di Londra. "A più di un anno dal refe- rendum sulla Brexit - attaccano gli eurodeputati nel loro testo -, la proposta britannica lascia parecchie domande sen- za risposta". Questioni che riguardano gli studenti, i medici, i lavoratori frontalieri e la data limite dopo la quale i cittadini Ue avranno un trattamento piuttosto che un altro. Su tutti questi temi il parlamento intende giocare un ruolo attivo e dire la sua "per aiutare a orientare i negoziati". Saranno infatti gli eurodeputati, sottolinea la lettera, che "all'inizio del 2019 diranno l'ultima parola sull'accordo Brexit". Il calendario dei colloqui termina il 30 marzo 2019 e l'Eurocamera fa sapere di non volere approvare alcuna proroga. "Questo - sottolineano - implicherebbe lo svolgimento delle elezioni europee nel Regno Unito nel maggio 2019. Una situazione semplicemente impensabile".


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