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Il perché di una sconfitta


IL MR. TRUMP PRESIDENZIALE E IL TRUMPISMO DEL “THE DONALD”


Una cosa ha principalmente sorpreso nel primo dibattito tra i candidati alla presidenza Usa: oltre 105 milioni di americani hanno guardato in televi-sione un programma i cui protagonisti non piacevano in egual misura. Forse Hollywood dovrebbe ricavarne una lezione per far audience con show sgadevoli. Nello specifico, negli Usa l’audience è stata di 84 milioni per le 13 reti Tv terrestri che l’hanno trasmesso in diretta in lingua inglese; 4,3 milioni di persone hanno seguito sulle Tv in lingua spagnola, mentre le principali Tv cavo hanno avuto un pubblico di 14,8 milioni. Questo senza contare coloro che hanno seguito via Internet. In confronto, il dibattito presidenziale tra Obama e Romney nel 2012 attirò solamente 67 milioni di telespettatori. A vincere il dibattito è stata senza dubbio la candidata democratica Hillary Clinton: ben preparata, non teatrale, spigliata ed a volte persino simpatica.Il candidato repubblicano Donald Trump, invece, doveva bere spesso per umettarsi la gola che gli si asciugava per il nervosirmo possibilmente creato per non essere “The Donald”, ma “Mr. Trump”. A vantaggio di Hillary è andato anche il fatto che l’attrazione principale altri contendenti repubblicani durante le primarie e li ha vinti tutti, pur essendo visibilmente sempre impreparato. Al dibattito con Hillary “The Donald” ha perso perché si è sforzato di diventare “Mr. Trump”. Non un cambiamento da lui voluto o auspicato, ma consigliato dai suoi numerosi“spin-doctor” che gli hanno praticamente fatto il lavaggio del cervello affinché acquisisse un “look” presidenziale e facendo sì che si rivolgesse ad Hillary come “Secretary Clinton” e non con il suo tradizionale “crooked Hillary”Per quanto riguarda il “look”, c’è riuscito bene: elegante e naturale. Per quanto riguarda la “sostanza”, però il Mr. Trump ha fallito miseramente. Questo perché Trump non ha mai usato la “sostanza” come sua arma, bensì ha sempre sfruttato il trumpismo per disarmare tutti gli avversari. Per vincere, Trump deve tornare ad essere “The Donald”, con battute tipo, “piccolo Marco [Rubio]”, “Hillary corrotta”, “il bugiardo Ted Cruz”. Oppure: “John McCain non è un eroe di guerra perché si è fatto catturare”, “Megyn Kelly aveva il sangue che le usciva da tutte le parti”, “a New York ci si congela, abbiamo bisogno del riscaldamento globale”, e “non si può mai essere troppo avidi”. Trump ha fatto già capire che al prossimo dibattito del 4 ottobre tornerà ad essere “The Donald” e che gli “spin doctor” non sono in grado di dargli consigli utili perché il pubblico non lo vuole “presidenziale” e preparato, bensì il candidato che non ha bisogno di presentare i fatti come stanno veramente, ma come la gente vorrebbe che fossero.


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