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Il petrolio crolla ai minimi da un anno



Timori sull’eccesso di produzione. L’appoggio di Trump a Ryad complica le cose

NEW YORK. Il petrolio affonda ai minimi da più di un anno, con il Brent che crolla sotto i 60 dollari al barile per la prima volta dall'ottobre 2017 e il Wti che arriva a perdere fino al 7,69% a 50,42 dollari. Dietro al calo i dubbi sull'Arabia Saudita e sulla sua capacità di tagliare la produzione di greggio in seguito al pressing della Casa Bianca per mantenere bassi i prezzi. L'appoggio di Donald Trump a Ryad per la morte del giornalista Jamal Khashoggi - affermano i trader - è destinato a influenzare le scelte saudite. Il presidente americano si è schierato con l'Arabia Saudita, mostrando come a suo avviso gli sforzi di Ryad per mantenere i prezzi del petrolio bassi e gli acquisti sauditi di armi americane siano più importanti del caso Kashoggi. L'appoggio di Trump è un'arma a doppio taglio per l'Arabia Saudita complicando anche la partita all'interno dell'Opec, di cui i sauditi sono i leader de facto. Un taglio della produzione rischia di tradursi in un aumento dei prezzi del petrolio, al quale il presidente americano si oppone nettamente. Ma allo stesso tempo un taglio è ritenuto necessario dai paesi produttori per evitare una sovrapproduzione che affossi ulteriormente i prezzi. Un equilibrio difficile da centrare: una delle soluzioni allo studio dell’Opec è una riduzione ''clandestina'', un taglio che non sia un taglio. Lo stratagemma sarebbe la conferma degli attuali target di produzione, fissati nel 2016: farlo si tradurrebbe nella necessità di un passo indietro da parte dell'Arabia Saudita che sta sovraproducendo 1 milione di barili al giorno. A pesare sui prezzi del petrolio, spingendoli al ribasso, è il rallentamento delle crescita globale, che fa prevedere anche un calo della domanda di greggio. Il tutto è complicato dalla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, che rappresenta una densa nube nera sulle prospettive della ripresa. La pressione sui prezzi è legata anche al boom della produzione Usa di petrolio, che ha raggiunto gli undici milioni di barili al giorno ed è destinata, secondo le stime dell'Energy Information Administration, a salire ulteriormente a dodici milioni. L'attenzione è ora tutta sul vertice dell'Opec in calendario i primi di dicembre, con il cartello consapevole che un tweet di Trump può cambiare le carte in tavola.


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