Il Pil spinto dagli investimenti
- 3 mar 2018
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Ma i consumi segnano il passo
ROMA. Se le aziende continuano a investire le famiglie ora sembrano concentrate più sui risparmi che sulle spese. L'ultimo scorcio del 2017 ha visto il Pil salire ancora ma a ritmi più lenti rispetto al resto dell'anno: l'aumento, conferma l'Istat, si è fermato allo 0,3% nel quarto trimestre rispetto al precedente. Se fosse stato per i consumi però l'economia sarebbe rimasta ferma. Il loro contributo al rialzo è stato nullo. Hanno invece trainato gli acquisti delle imprese ed il solito export, rimediando all'emorragia delle scorte nei magazzini. Quanto all'intero 2017, la fotografia dell'Istat conferma le stime. La crescita è stata dell'1,5%, anche nel calcolo che neutralizza gli effetti di calendario (due giornate lavorative in meno rispetto all'anno precedente). Per quanro riguarda il 2018 si parte già da un +0,5%: tecnicamente si chiama variazione acquisita ed è l'aumento del Prodotto interno lordo che si otterrebbe anche in caso di un andamento piatto in tutto l'anno. Pericolo scongiurato, visto che per l'economista di Intesa Sanpaolo, Paolo Mameli, nel primo trimestre del 2018 il Pil aumenterà dello 0,4%. Il report dell'Istituto di statistica va nel dettaglio, analizzando quali sono state le leve e le zavorre dell'economia nell'ultimo trimestre del 2017. Ed ecco che la parte da leone la fanno gli investimenti, aumentati 2015 2016 dell'1,7% e del 4,4% su base annua. E non è il primo rialzo collezionato, anzi nel trimestre precedente si è toccato un picco. Potrebbero avere dato una spinta le agevolazioni per gli ammortamenti, soprattutto di macchinari tecnologici, anche se a volare è la voce mezzi di trasporto. Non a caso l'industria va bene ed anche le costruzioni. I servizi tengono mentre 2017 l'agricoltura crolla, toccando, come denuncia la Coldiretti, "il minimo da 5 anni". Intanto la spesa delle famiglie sale appena dello 0,1%. Ri- spetto allo stesso trimestre del 2016 il dato è più alto (+1,2%) ma in frenata. Ad andare peggio sono proprio gli acquisti di beni «non durevoli», ovvero la spesa di tutti i giorni.
















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