Il pilota fece cadere l’aereo
- Redazione

- 16 mag 2018
- Tempo di lettura: 2 min
BOEING SCOMPARSO/FU UN’AZIONE DELIBERATA DEL COMANDANTE: 239 I MORTI

BANGKOK. Una missione suicida pianificata a lungo dal pilota, che avrebbe eluso i radar apposta e portato con sé le 239 persone a bordo prima di precipitare nell’Oceano Indiano.
E’ questa l’unica spiegazione per la scomparsa del volo MH370 l’8 marzo 2014, secondo un team di investigatori che include il capo della squadra delle infruttuose ricerche sottomarine durate oltre due anni. Una teoria non nuova, tra le tante avanzate perdare un senso al più grande mistero nella storia dell’aviazione, ma che stavolta è certificata da un pool di esperti di altissimo calibro.
Gli investigatori hanno diffuso le loro conclusioni nel programma australiano “60 Minutes”.
“E’ stata un’azione fatta deliberatamente e pianificata in un periodo di tempo prolungato”, ha detto Martin Dolan, il leader delle ricerche nell’Oceano Indiano terminate nel 2017.
Secondo l’investigatore Larry Vance, specializzato in incidenti aerei, il pilota Zaharie Amad Shah avrebbe indossato una maschera dell’ossigeno prima di depressurizzare l’aereo, per rendere passeggeri ed equipaggio privi di conoscenza. Vance crede inoltre che l’aereo non sia precipitato con un impatto violento, ma in una sorta di atterraggio controllato che avrebbe minimizzato la dispersione di detriti.
Per Simon Hardy, un pilota britannico, il fatto che l’aereo abbia seguito il confine tra Thailandia e Malaysia è un forte indizio che chi era alla guida voleva evitare di essere intercettato. “Se qualcuno mi desse i compito di far sparire un Boeing 777, farei esattamente la stessa cosa”, ha concluso Hardy. Inparticolare,laviratasopralacittà di Penang, dove Zaharie era nato, è interpretata dagli investigatori come la prova di un ultimo saluto prima di lanciarsi verso la morte. Il team di investigatori non ha menzionato il ruolo del giovane co-pilota Fariq Abdul Hamid, al primo volo su un Boeing 777 senza la supervisione di un capitano esperto.
L’attenzione degli inquirenti si era sempre concentrata su Zaharie (53 anni), un pilota con alle spalle quasi 20mila ore di volo e considerato tra i più esperti della Malaysia Airlines.
I l suo matrimonio era in crisi, e lui si opponeva alla voglia di separazione della moglie. A casa sua fu anche ritrovato un simulatore di volo con cui aveva provato una volta una rotta moltosimileaquellaseguitaallaguida del MH370. L’aereo, partito da Kuala Lumpur alla volta di Pechino con 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, effettuò una virata verso sud-ovest poco prima di entrare nello spazio aereo vietnamita, dopo che i suoi sistemi di controllo erano stati disattivati manualmente. Volò poi per altre sei ore, terminando la sua corsa in un punto imprecisato a ovest dell’Australia. Alcuni dei suoi detriti sono stati ritrovati in diversi punti della costa africana, ma prolungate ricerche costate oltre 150 milioni di dollari non hanno individuato il punto in cui è precipitato.
Lo scorso gennaio, una nuova missione finanziata da privati ha iniziato a setacciare l’oceano in un’area adiacente a quella già perlustrata, e continuerà fino a fine giugno.
Se la teoria dell’omicidio-suicidioècorretta, il caso ricorda quello del volo Germanwings 9525 da Barcellona a Dusseldorf,nel marzo 2015,quando il copilota tedescoAndreas Lubitz fece schiantare di proposito l’aereo contro le Alpi di Provenza, uccidendo tutte le 150 persone a bordo. Ma non è l’unico: secondo l’Aviation Safety Network, dal 1976 schianti per volontà del pilota sono avvenuti 12 volte.Quello dell’MH370, se confermato, sarebbe il tredicesimo.
















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