Il pm chiede più di 15 anni
- Redazione

- 20 nov 2018
- Tempo di lettura: 2 min

IL PROCESSO ALL’UOMO CHE TRAVOLSE UNA COPPIA IN MOTO DOPO UNA LITE
MILANO. Una condanna a 15 anni e 3 mesi di carcere, già al netto dello sconto di un terzo per la scelta del rito abbreviato, è stata chiesta ieri dalla Procura di Milano nei confronti di Maurizio De Giulio, elettricista di 52 anni di Nichelino, centro in provincia di Torino, in carcere dallo scorso luglio con un’accusa pesante: aver ucciso Elisa Ferrero, 27 anni, e aver ferito gravemente il fidanzato, Matteo Penna, 29 anni, dopo averli investiti con il suo furgone a Condovè, in Val di Susa, in seguito a una lite di viabilità. La pena è stata proposta dal pm Piero Basilone che ha chiesto al gup Anna Calabi di concedere le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti all’imputato che risponde di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla recidiva e di tentato omicidio. Per il pubblico ministero l’artigiano, che per altro aveva un tasso alcolemico superiore a quanto consentito dalla legge, ha agito con dolo. Non così per la difesa che ha dato della vicenda una ricostruzione ben diversa concludendo con la richiesta di riqualificare il reato di omicidio volontario aggravato in omicidio stradale. Gli avvocati Vittorio Nizza e Marco Moda, hanno, infatti, sostenuto che il loro assisto in realtà ha“inchiodato”primadell’impatto.Enell’affermare ciò si sono basati, come hanno spiegato, “sui dati oggettivi” estrapolati dagli accertamenti disposti dal pm di Torino, dove è stata avviata l’indagine poi trasferita per competenza nel capoluogo lombardo, sulla centrale elettrica ossia la scatola nera del Ford Transit guidato dal loro assistito. “Quei dati - hanno precisato - dicono che è intervenuto l’Abs e che in 2 secondi si è passati da una velocità di 138 chilometri all’ora a 80 chilometri all’ora”. Quindi, per i due legali, non è vero, come aveva sostenuto la Procura torinese, che De Giulio “non aveva frenato a sufficienza”. Per loro l’elettricista non aveva alcuna intenzione di uccidere: non è riuscito a frenare, è la loro tesi, quel tanto chebastava per evitare l’incidente mortale. Gli avvocati dei familiari di Elisa Ferrero, per via delle trattative risarcitorie in corso, hanno invece chiesto la condanna dell’uomo e la liquidazione dei danni in sede civile, mentre l’avv. Pierfranco Bertolino, legale Di Matteo Penna, rimasto in coma per un mese, ha fatto istanza di una provvisionale di 500mila euro. Si ritorna in aula, non più lunedì prossimo, ma il 20 dicembre per le eventuali repliche e la decisione che, è stato spiegato, potrebbe essere o la sentenza o una perizia tecnica supplementare.
















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