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“Il presidente chieda scusa”


CASA BIANCA/GLI AMBASCIATORI AFRICANI IN RIVOLTA CONTRO I COMMENTI RAZZISTI


NEW YORK. Non si placa la bufera su Donald Trump, accusato di razzismo verso i Paesi latinoamericani ed africani dopo le sue frasi shock sugli immigrati che arrivano negli Usa da alcuni “cesso di Paesi”.

Ad insorgere sono soprattutto gli ambasciatori dell’Unione africana, che in una dichiarazione congiunta elaborata al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite stigmatizzano l’atteggiamento definito xenofobo del presidente americano e pretendono le scuse ufficiali della Casa Bianca. Una mossa che isola ancor di più il tycoon e che all’interno della sua amministrazione genera ulteriori preoccu- pazioni e imbarazzo.

A partire dal Dipartimento di stato e dal corpo diplomatico che si ritrovano a dover arginare le conseguenze nel mondo delle parole del presidente con il difficile compito di doverle in qualche modo spiegare. I Paesi dell’intera Africa intanto, per bocca dei propri ambasciatori, esprimono “irritazione, delusione e indignazione per lo spiacevole commento del presidente degli Stati Uniti”, che - si legge nella dichiarazione - dovrebbe sempre onorare quello che da sempre è un credo della nazione americano: “Il rispetto per la diversità e la dignità umana”.

Da qui la richiesta di scuse “non solo con gli africani, ma con tutte le persone di discendenza africana nel mondo”. Allo sdegno dell’Unione Africana si è unita Samantha Power, l’ex ambasciatrice presso l’Onu dell’Amministrazione Obama, che ha sottolineato come mai in passato dai Paesi africani è giunto un affondo così duro nei confronti degli Stati Uniti. Una spia pericolosa che può mettere a rischio influenza ed interessi americani in un continente caratterizzato ancora da una grande instabilità. Intanto un attacco di inusuale durezza contro il presidente americano arriva dal board del New York Times, che in un editoriale accusa Trump di distruggere la reputazione dell’America e non esita a definirlo “razzista, bigotto, ignorante, incompetente, indecoroso. Ed anche bugiardo”.

“Gli Stati Uniti - si legge - hanno alle spalle una lunga e brutta storia di esclusione degli immigrati sulla base della razza o del Paese di origine. E il signor Trump sembra determinato a cancellare gli sforzi fatti negli ultimi decenni da presidenti di entrambe le parti per superare questa storia”. L’ira della comunità afroamericana, alla vigilia della simbolica data del Martin Luther King Day, è affidata alle parole di John Lewis, membro del Congresso e iconica figura delle battaglie per i diritti civili dei neri degli anni ’60 e ’70: lui ha annunciato,

come si apprestano a fare in molti, che boicotterà il primo discorso sullo stato dell’Unione di Trump, il prossimo 30 gennaio davanti al Congresso riunito in seduta plenaria.

Cresce anche la preoccupazione nel partito repubblicano in vista dell’inizio della campagna elettorale che portera’ alle elezioni di metà mandato in novembre, quando sarà rinnovata gran parte del Congresso.

E le parole e l’atteggiamento di Trump non aiutano di certo ad accattivarsi le simpatie dello sterminato elettorato composto dalle minoranze: afroamerica- na, ispanica e non solo. Basti pensare allo stato chiave della Florida popolato in maggioranza da una popolazione originar- ia dai Caraibi o dall’America Latina, due degli obiettivi delle frasi shock del presidente.


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