Il presidente si smentisce
- Redazione

- 19 lug 2018
- Tempo di lettura: 2 min
RUSSIAGATE/IERI NUOVO SCHIAFFO ALL’INTELLIGENCE: “MOSCA NON CI MINACCIA PIÙ”

WASHINGTON. Donald Trump ci ricasca e dopo la precipitosa retromarcia di martedì sul Russiagate torna a sconfessare pub- blicamente la sua intelligence sulle interferenze della Russia.
Nella foga di difendere “il successo” del summit di Helsinki con Vladimir Putin, il presidente è andato oltre, escludendo che vi siano ancora mi- nacce agli Stati Uniti da parte di Mosca.
Il suo è stato un ‘no’ quasi sussurrato, in risposta alla domanda dei giornalisti se la Russia stia attivamente prendendo ancora di mira la democrazia americana. Ma tanto è bastato a riaccendere immediata- mente animi e polemiche. Perché è un ‘no’ che suona come un altro schiaffo alle agenzie di intelligence americane, che continuano a lanciare l’allarme rosso sulle interferenze russe. Tanto che in serata è dovuta di nuovo intervenire la Casa Bianca per correggere: “Crediamo che la minaccia esista, e per questo stiamo lavorando per evitare” nuove interferenze russe, si è affannata a precisare la portavoce Bian- ca Sarah Sanders, arrampicandosi sugli specchi per puntualizzare che Trump non intendeva affatto negarlo e che il suo ‘no’ si riferiva ad ulteriori domande.
Proprio nei giorni scorsi, il direttore della National Intelligence Dan Coats aveva ribadito la minaccia di cyber-attacchi, affermando che la situazione è “a un punto critico”.
Coats aveva paragonato i “segnali d’allarme” a quelli che precedettero l’11 settembre. “Oggi l’infrastruttura digitale che serve il nostro Paese è letteral- mente sotto attacco”, aveva detto all’Hudson Institute a Washington. “Fu nei mesi precedenti all’11 settembre che, stando all’allora direttore della Cia George Tenet, il sistema lampeggiò rosso.
E quasi due decenni dopo, sono qui a dirvi che l’allarme rosso lampeggia nuovamente”, aveva rimarcato, indicando in Russia, Cina, Iran e Corea del Nord i Paesi che “continuano nei loro sforzi per minare la nostra democrazia” e dipingendo Mosca come “l’attore straniero più aggressivo, senza dubbio”. Ma questo a Trump sembra proprio non entrare in testa. “C’è chi odia il fatto che io sia andato d’accordo con il presidente Putin. Preferirebbero la guerra a questo”, ha twittato di prima mattina il tycoon prendendosela con i detrattori, ‘fake news’ media e altri. In molti, secondo lui, nei ranghi più alti dell’intelligence hanno apprezzato “la mia performance alla conferenza stampa di Helsinki.
Putin ed io abbiamo discusso temi importanti nel nostro incontro. Siamo andati d’accordo e la cosa ha urtato molti ‘hater’ che volevano vedere un incontro di box. Arriveranno grandi risultati!”. Per il tycoon, affermare il contrario è malafede. Tanto più che “mai nessun pre- sidente è stato duro con la Russia come lo sono stato io. Guardate i numeri, guardate le sanzioni, guardate i diplomatici” che abbiamo espulso. “E penso che Putin lo sappia meglio di tutti, certamente mol- to meglio dei media”. Intanto al Congresso si sta valutando la possibilità di emettere un mandato di comparizione nei confronti del traduttore che ha assistito Trump durante l’incontro con Putin.
















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