Il presidente trema, la verità di Cohen al congresso
- Redazione

- 27 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min

WASHINGTON.C’è un’imbarazzante ombra lunga sul vertice di Hanoi fra Donald Trump e Kim Jong-Un. E’ quella di Michael Cohen, l’ex avvocato personale del presidente, quello che copriva “i suoi affari sporchi”, chiamato a testimoniare per tre giorni davanti al Congresso per raccontare la sua verità e i retroscena dei suoi rapporti col capo della Casa Bianca: dai rapporti con i russi per una Trump Tower a Mosca al pagamento del silenzio di due ex amanti in campagna elettorale.
Una verità che fa tremare Trump nel bel mezzo del summit vietnamita e che arriva insieme ad un altro schiaffo: il voto del Congresso che mira ad annullare per la prima volta una dichiarazione di emergenza nazionale, quella proclamata dal presidente per costruire il muro col Messico, anche se difficilmente ci sarà una super maggioranza per rovesciare poi l’annunciato veto del tycoon. La Casa Bianca ha giocato d’anticipo su Cohen, definendolo prima dell’audizione uno “sciagurato criminale” che “andrà in prigione per aver mentito al Congresso ed altre false dichiarazioni”.
“E’ ridicolo che chiunque prenda in parola un bugiardo condannato come lui ed è patetico vedere che gli è stata data un’altra opportunità di diffondere bugie”, ha attaccato la portavoce Sarah Sanders cercando di screditare illegale, reo confesso e condannato a tre anni per false dichiarazioni al Congresso, violazione della legge elettorale, frode bancaria e fiscale.
Ma è difficile che l’ex avvocato di Trump menta ancora sotto giuramento, rischiando un’ulte- riore condanna. Questa volta inoltre porterà con sé anche alcuni documenti, come ha anticipato il suo difensore. Cohen è stato sentito ieri a porte chiuse dalla commissione intelligence del Senato, ma oggi - giorno del primo incontro fra Trump e Kim - verrà interrogato pubblicamente dalla commissione vigilanza della Camera, col rischio di offuscare il summit. Trump sembra intenzionato a seguire l’evento in diretta, per poter replicare. Domani invece sarà il turno della commissione intelligence della Camera, nuovamente a porte chiuse: un tour de force che conferma la volontà dei dem, tornati a controllare la Camera, di usare i poteri investigativi del Congresso per controllare il presidente.
Due i filoni principali che potrebbero mettere in difficoltà Trump. Il primo è il pagamento in campagna elettorale del silenzio della pornostar Stormy Daniels e dell’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal, che sostengono di aver avuto una relazione con il tycoon nel 2006, quando Melania era incinta. Cohen, condannato per violazione della legge elettorale, ha confessato che aveva ricevuto l’ordine da una persona identificata dai media col presidente.
Il secondo sono le trattative per una Trump Tower a Mosca, che si sarebbero protratte ben oltre l’inizio della campagna elettorale, contrariamente a quanto dichiarato inizialmente dal tycoon. Dalla testimonianza fiume di Cohen potrebbe emergere però anche un ritratto più ampio, e poco lusinghiero, del presidente: dal suo uso di espressioni razziste ai suoi imbrogli nel business sino alle sue dichiarazioni finanziarie.
















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