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Il prezzo del petrolio vola dopo il monito Usa sull’Iran



Tolleranza zero sull’import da Teheran. Nel 2018 Shanghai perde il 20%. Le Borse respirano

MILANO. Donald Trump fa schizzare il prezzo del petrolio oltre i 70 dollari. Il Dipartimento di stato Usa ha infatti confermato la linea della tolleranza zero nei confronti dell’Iran, intimando ai Paesi importatori di greggio di tagliare le forniture da Teheran entro il prossimo 4 novembre, pena il rischio di sanzioni Usa. Di qui l’impenna- ta con il barile che a New York ha chiuso a 70,53 dollari. Ma dopo il ‘lunedì nero’ causato dalla guerra dei dazi, i mercati hanno comunque respirato: le Borse europee e anche Wall street si sono mosse attorno alla parità, euro e dollaro si mantengono calmi, anche Piazza Affari segna un piccolo rialzo nonostante resti la tensione sui titoli di Stato italiani, con le aste del mercato primario che segnano continui aumenti dei rendimenti dei pro- dotti ‘made in Italy’. Ma qualcuno sta pagando più di altri la prospettiva di un lungo braccio di ferro com- merciale planetario: la Borsa di Shanghai è infatti entrata in «bear market», ovvero in una fase di brusca correzione avendo perso oltre il 20 per cento del suo valore dai massimi di gennaio. Il calo della seconda giornata della settimana è stato minimo (-0,5%), ma sufficiente a far superare questa soglia tecnica. L’attenzione degli operatori appare ora rivolta al prossimo Consiglio europeo e alla pubblicazione del bollettino economico della Banca centrale europea (Bce), ma intanto prosegue la pressione sui bond italiani. E’ infatti salito allo 0,917% il tasso dei Ctz nell’asta da 1,75 miliardi con scadenza marzo 2020, per un aumento rispetto all’asta di maggio, quando si era fermato allo 0,35%, di 57 punti base, pur tra forti richieste. Immediate le ripercussioni sul mercato secondario dei ti- toli di Stato, dove il Btp a dieci anni ha chiuso la giornata con uno spread rispetto al Bund tedesco di 254 punti dopo aver superato in corso di giornata quota 260. Il ren- dimento è al 2,88%, lontano dal massimo recente di 3,13% di fine maggio, ma comunque in aumento del 13% nelle ultime 4 sedute. Piazza Affari ha tenuto salendo di un modesto 0,3%, in linea con Londra e facendo meglio di Parigi e Francoforte, ma il clima resta nervoso e qualche debolezza si manifesta. In particolare su Tim, che ha chiuso in calo di quasi il 3% ai minimi dagli ultimi due anni. Sugli stessi livelli Mps che si muove non lontana dal minimo storico di fine maggio, mentre si è mostrata forte Fiat Chrysler Automobiles (Fca), che ha concluso in rialzo del 2,8% sul rimbalzo dei titoli dell’auto in tutto il Vecchio continente e anche sui progetti d’investimento in America latina.


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