“Il proselitismo è veleno"
- Redazione

- 11 nov 2016
- Tempo di lettura: 3 min
IL PAPA/LE DIVERSE TRADIZIONI RICCHEZZA E NON MINACCIA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

CITTA’DEL VATICANO. Papa Francesco batte nuovamente sul tasto dell’unità dei cristiani - “una delle mie principali preoccupazioni”, afferma - ma lo fa per dire che essa non può derivare da un “assorbimento” delle altre confessioni, né dal proselitismo, che bolla addirittura come “un veleno per il cammino ecumenico”. E anche come implicita risposta alle critiche che gli sono giunte dalle fronde più oltranziste del conservatorismo cattolico per la sua recente partecipazione a Lund, in Svezia, alla celebrazione dei 500 anni della riforma luterana, avverte che le differenti tradizioni cristiane “sono una ricchezza e non una minaccia per l’unità della Chiesa”. Ricevendo in udienza nella Sala Clementina i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, il Papa ha ricordato i “tanti significativi incontri ecumenici” avuti quest’anno sia a Roma che durante i suoi viaggi - si pensi solo allo storico abbraccio col patriarca di Mosca Kirill lo scorso febbraio a Cuba - che gli hanno permesso di constatare “che il desiderio di comunione è vivo e intenso”. Per Francesco, “l’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede”, che “sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo”. “Non basta essere concordi nella comprensione del Vangelo, ma occorre che tutti noi credenti siamo uniti a Cristo e in Cristo”, ha osservato. Il Pontefice argentino ha però voluto spiegare cosa non dev’essere l’ecumenismo, “smascherare alcuni falsi modelli di comunione che in realtà non portano all’unità ma la contraddicono nella sua vera essenza”. Ecco quindi che l’unità dei cristiani “non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto”. In secondo luogo, “l’unità non è uniformità”. Infine, ha aggiunto, “l’unità non è assorbimento”. “L’unità dei cristiani non comporta un ecumenismo ‘in retromarcia’, per cui qualcuno dovrebbe rinnegare la propria storia di fede; e neppure tollera il proselitismo, che anzi è un veleno per il cammino ecumenico”, ha spiegato Francesco. “Amo ripetere - ha rammentato - che l’unità si fa camminando, per ricordare che quando camminiamo insieme, cioè ci in- contriamo come fratelli, preghiamo insieme, collaboriamo insieme nell’annuncio del Vangelo e nel servizio agli ultimi siamo già uniti. Tutte le divergenze teologiche ed ecclesiologiche che ancora dividono i cristiani saranno superate soltanto lungo questa via”. In più, “le differenti tradizioni teologiche, liturgiche, spirituali e canoniche, che si sono sviluppate nel mondo cristiano, quando sono genuina- mente radicate nella tradizione apostolica, sono una ricchezza e non una minaccia per l’unità della Chiesa”. Per il Papa, “cercare di sopprimere tale diversità è andare contro lo Spirito Santo, che agisce arricchendo la comunità dei credenti con una varietà di doni”. “Nel corso della storia - ha ricordato ancora -, vi sono stati tentativi di questo genere, con conseguenze che talvolta fanno soffrire ancora oggi”. Compito ecumenico, ha quindi spiegato, “è rispettare le legittime diversità e portare a superare le divergenze inconciliabili con l’unità che Dio chiede. Il permanere di tali divergenze non ci deve paralizzare, ma spingere a cercare insieme il modo di affrontare con successo tali ostacoli”.Infine, ha esortato il Pontefice, “prima di vedere ciò che ci separa, occorre percepire anche in modo esistenziale la ricchezza di ciò che ci accumuna, come la Sacra Scrittura e le grandi professioni di fede dei primi Concili ecumenici”. “Le varie comunità cristiane - ha concluso - sono chiamate non a ‘farsi concorrenza’, ma a collaborare”.
















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