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Il re contro la Catalogna


SPAGNA/FELIPE VI ACCUSA IL GOVERNO DI PUIGDEMONT DI «SLEALTÀ INACCETTABILE


BARCELLONA. È sempre altis- sima la tensione e massima l'in- certezza in Catalogna all'indoma- ni dello storico e contestato re- ferendum di indipendenza stra- vinto dal 'sì'. A mantenere incan- descente il clima ha contribuito stasera il discorso alla nazione del re di Spagna Felipe VI con- tro il governo catalano, che ha accusato di "slealtà inaccettabile" e di "condotta irresponsabile", esortando il governo di Rajoy a restaurare "l'odine costituzio- nale". Mentre Madrid e Barcellona studiano le prossime mosse nella spietata partita dell'indipendenza, oggi la Catalogna si è fermata per uno sciopero generale di protesta contro le violenze della polizia spagnola domenica contro la folla ai seggi. O meglio si è rove- sciata in strada. Da Barcellona a Girona, dalla Costa Brava ai Pi- renei, da Tarragona a Lleida, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per denun- ciare pacificamente gli assalti ai seggi, gridare "Via le forze di oc- cupazione!" o "Visca Catalunya Indipendente!".

L'intervento del re è caduto come una doccia gelida sulle ti- mide speranze di avvio di un dia- logo, dopo mesi di muro contro muro. Felipe VI non ha fatto al- cun accenno alle violenze di domenica, ma ha duramente at- taccato il governo di Carles Pui- gdemont, accusandolo di aver violato la Costituzione e "i prin- cipi democratici dello stato di diritto". Un discorso a senso unico, senza aperture verso la Catalogna 'ribellè. "C'è stato un inaccettabile intento di appro- priazione delle istituzioni stori- che della Catalogna" che, ha detto, "si sono messe ai margini del diritto e della democrazia. Hanno voluto spezzare l'unità

della Spagna con una condotta irresponsabile". Il discorso del re non contribuirà a fare cresce- re la sua popolarità in Catalo- gna, terra dalle radici ancora re- pubblicane. È stato accolto da molti catalani, secondo Tv3, sbattendo padelle e tegami, in una 'cacerolada’ di protesta. Mentre il re parlava infatti, a Barcellona erano ancora in piaz- za migliaia di persone che tutto il giorno hanno manifestato contro la violenza della polizia spagnola. Nel pomeriggio era- no almeno 300mila. Decine di migliaia di persone si sono ri- versate pacificamente nelle cit- tà e nei comuni di tutta la Cata- logna, in un mare di bandiere stellate dell'indipendenza.

A Barcellona ci sono stati momenti di tensione ma senza incidenti davanti al comando della Guardia Civil in Via Laieta- na e davanti alla sede del Pp del premier spagnolo Mariano Rajoy, protetti da un fitto cor-

done della polizia catalana. C'è stata tensione anche davanti ad alcuni alberghi che ospitano parte dei 10mila agenti spagnoli inviati da Madrid per impedire il voto di domenica. Centinaia di persone li hanno presidiati, gri- dando "Via! Via le forze di occu- pazione!". Alcuni alberghi han- no pregato i poliziotti di andar- sene, e circa 500 agenti sono stati sfrattati. Provocando l'ira di Madrid, che ha annunciato con- tromisure. Nella giornata di scio- pero generale anche la politica catalana si è fermata. Sul tavolo rimangono la richiesta di media- zione internazionale lanciata da Puigdemont e la minaccia di un dichiarazione di indipendenza in parlamento, forse la settimana prossima.

A Madrid sono continuate invece le consultazioni di Rajoy, che deve decidere le prossime mosse. Il premier è "indeciso", sottoposto a pressioni di senso contrario. La sua vicepremier, il

falco Soraya de Santamaria, pre- me per il pugno di ferro e l'appli- cazione dell'articolo 155 della costituzione che consentirebbe di sospendere Puigdemont e l'au- tonomia catalana. Sulla stessa linea il leader di Ciudadanos, uno dei due grandi partiti 'unionisti’ che dall'opposizione appoggia- no Rajoy.

Il socialista Pedro Sanchez vuole invece un dialogo imme- diato con Puigdemont. Dopo le violenze di domenica il Psoe sta cambiando linea. Ieri ha chiesto un voto di censura in parlamen- to contro de Santamaria, che considera responsabile politica- mente dei blitz violenti che han- no provocato sdegno in tutto il mondo. Su Sanchez preme an- che Podemos, che ha proposto al leader Psoe di pilotare una mozione di censura per rovescia- re il governo minoritario di Rajoy, che appare sempre più fragile. "I numeri - ha detto la capogruppo Irene Montero - ci sono".


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