“Il traditore” di Bellocchio
- Redazione
- 24 mag 2019
- Tempo di lettura: 1 min
CANNES/CONVINCE IL FILM IN CONCORSO DEDICATO A TOMMASO BUSCETTA
di Francesco Gallo

CANNES. Mettere mano a un personaggio per certi versi cinematografico com’era Tommaso Buscetta (basti vedere le sue interviste a Michele Santoro) era un vero rischio che Marco Bellocchio si è preso con ‘Il Traditore’, unico film italiano in corsa in questa 72/a edizione del Festival di Cannes e in sala con 01 da oggi (giorno della ricorrenza della strage di Capaci). Un rischio cavalcato dal regista grazie alla superba interpretazione di Pierfrancesco Favino, come di tutto il cast, alla ricostruzione fedele dell’epoca, al rispetto e alla rivalutazione della lingua siciliana e, soprattutto, mettendo al centro di quest’opera la naturale teatralità, tragicità di questi personaggi degni di un’opera verdiana. Insomma si avverte la fascinazione che molto probabilmente Buscetta, il boss dei due mondi, “il fimminaro” per eccellenza, il mafioso vanitoso con tanto di etica rispetto al degenerato Totò Riina, ha avuto sul regista de ‘I pugni in tasca’. Una fascinazione melodrammatica, come è per questi personaggi ammantati di grandi sentimenti e che sfidano ogni minuto la morte, che giustifica sia il ‘Va pensiero’ utilizzato da Bellocchio durante una sequenza, che il preludio del Macbeth di Verdi che riecheggia ben due volte a cui si aggiungono accenni di intermezzi operistici tra una scena e l’altra del film. Come in Buongiorno, notte, anche con Il traditore Bellocchio si misura con il racconto storico, appena colorato di macchietta, spezzoni di repertorio e concedendosi poche derive oniriche, ma piuttosto calcando la mano sull’andamento melodrammatico di Cosa nostra dove ogni cosa è tanto più vera quanto più è paradossale.
















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