Il Venezuela verso la guerra civile
- Redazione

- 1 ago 2017
- Tempo di lettura: 3 min

CARACAS/STRETTA DEL PRESIDENTE DOPO IL VOTO SULLA COSTITUENTE. CRITICHE DA UE E ITALIA
CARACAS. Maduro va avanti con la sua Costituente. Malgrado i dubbi sulla legittimità delle elezioni di domenica, i morti che hanno segnato la giornata del voto, l'oppo- sizione che non accetta i risultati e la comunità internazionale che contesta la sua mossa arrivando, come nel caso degli Stati Uniti, a varare nuove sanzioni, il presidente ve- nezuelano sembra deciso a usare il nuovo organismo per disfarsi definitivamente dei suoi rivali politici. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) ha annunciato che l'affluenza alle urne è stata del 41,5% -e non del 12%, come sostiene invece l'opposizione- Maduro ha proclamato che "è nato il nuovo giorno della Costituente", e ha anticipato quali saranno le priorità del nuovo organismo "che si istallerà fra qualche ora". Anzitutto, ha spiegato, deve crearsi una "commissione per la giustizia e la pace, con pieni poteri", per punire chi ha promosso "la violenza terrorista" nel paese, che potrà "sospendere l'immunità di chiunque lo meriti". "Alcuni finiranno in una cella, altri in un asilo psichiatrico", ha promesso. Per questo sarà necessario anche "ristrutturare la Procura Generale, dichiarare l'emergenza giudiziaria e commissariarla", ha aggiunto Maduro, mentre la folla gridava che "è giunta l'ora della traditrice", alludendo alla Procuratrice Luisa Ortega Diaz, ex chavista di ferro diventata un tenace avversario politico. Che ha reagito con fermezza, denunciando le elezioni come "uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità" e chiamando a "disconoscere l'origine, il processo e il presunto risultato di questa Costituente immorale". E andando oltre: i morti delle violenze sono 121 e di questi il 25% provocato dalle forze dell'ordine e il 40% da gruppi armati, arrivando a parlare di "crimini contro l'umanità". Dopo i proclami di Maduro il presidente del Parlamento di Caracas, Julio Borges, ha avvertito che si sta andando verso "uno scenario molto probabile di scontro violento", perché l'opposizione non intende cedere le sede del potere legislativo alla Costituente, di cui non riconosce la legittimità. Poco dopo, il governo ha annunciato che la Costituente si istallerà giovedì prossimo nel cosiddetto Salone Ellittico del Palazzo Federale Legislativo, dove si riunisce attualmente il Parlamento. L'opposizione alla Costituente di Maduro non viene solo dall'interno del Venezuela. La comunità internazionale, pur con accenti diversi, ha espresso quasi unanimemente la sua preoccupazione per la situazione a Caracas, sottolineando che il nuovo organismo, di dubbia legittimità, non servirà per risolvere i problemi del paese. Il fronte più duro è quello dei paesi che non riconoscono il risultato del voto di domenica -Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Paraguay e Panama- al quali si sono as- sociati gli Usa, che hanno annunciato sanzioni contro Ma- duro personalmente, definito da Washington un "dittatore che non rispetta la volontà del suo popolo". Dall'Italia anche Paolo Gentiloni è netto: "Non riconosciamo la Costituente di Maduro, siamo al limite dellaguerra civile e di un regime dittatoriale". L'Unione Europea ha segnalato che una Costituente "eletta in circostanze dubbie e violente non può essere parte della soluzione" della crisi, posizione ripresa anche in altre capitali. La Santa Sede si è associata alla presa di posizione dell'arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, che ha definito "illegale" la Costituente, "perché non è stata convocata dal popolo" e l'Osservatore Romano ha ricordato che il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha parlato ieri dell'impegno svolto dalla Chiesa per trovare una "soluzione pacifica e democratica" per la crisi venezuelana.
















Commenti