Il volo del falco Bolton
- Redazione

- 29 mar 2018
- Tempo di lettura: 3 min

CASA BIANCA/CON LUI E POMPEO TRUMP SVOLTA A DESTRA
Un falco sta spiccando il volo. Stende le U sue ali minacciose su Washington, su diversi Paesi e continenti e soprattutto sull’Europa, più legata all’America e più vicina geograficamente alla Russia, oggetto di rappresaglie perché sospetta di aver fatto uccidere una propria ex spia e di un atto di “aggressione” che sarebbe senza precedenti: una invasione elettronica, una congiura per far eleggere uno dei candidati alle elezioni presidenziali dello scorso novembre: con successo dal momento che a vincere è stato proprio Donald Trump, il patrocinato dal Cremlino che ora siede alla Casa Bianca e si incarica della punizione, cui gli alleati europei sentirebberro il dovere di associarsi in nome della solidarietà della Nato. Dovere ora compiuto con l’espulsione a pioggia dei rap- presentanti di Mosca. Con lo sconto parziale dell’Italia, che in questo momento non ha un governo e pochi giorni dopo le congra- tulazioni di Trump a Putin, per la rielezione a presidente. Che cosa è cambiato tanto da indurre le diplomazie europee a tale gesto? La giustificata preoccupazione, nel caso di una diversa decisione, del risentimento americano. Ma anche, e forse soprattutto, il fruscio delle ali di quel falco che ha appena spiccato il volo e che si chiama John Bolton. Trump suscita una profonda, inesauribile curiosità. È l’uomo nuovo della politica Usa, è imprevedibile, volatile, spesso contradditorio. Bolton è esperto, coerente, intransigente. È il falco esplicito. È lui che fa vibrare più forte la sirenad’allarme. Uomo di estrema destra, fa paura anche e soprattutto ai conservatori. Una delle loro voci più lucide è George Will, il numero uno fra gli intellettuali repubblicani, l’uomo cui il presidente Reagan faceva ascoltare in anteprima i suoi discorsi prima di divulgarli all’America e al mondo. Ora Will dice che il nuovo portavoce della Casa Bianca è la “persona più adatta a trascinare il Paese in una guerra”. Scegliendo Bolton e per di più accompagnandolo come segretario di Stato Mike Pompeo, Trump potrebbe aver scelto diincoraggiarlo a proclamare che questa ammini- strazione potrebbe mettere sotto gamba la legge internazionale, i trattati o gli impegni politici presi dai suoi predecessori. “Bolton - conferma da Parigi un esperto americano di studi internazionali - è instabile, intelligente ed efficace, ma non troppo interessato alle sorti internazionali della democrazia. Egli è un uomo del mondo in cui crede l’attuale inquilino della Casa Bianca: “American First”. Un pericolo per il mondo, a cominciare proprio dall’America, che non lo meriterebbeperché l’America sa ancora difendersi, anche dai suoi “superpatrioti”. Già un terzo nell’ammi- nistrazione Trump: un superconsigliere dal fatidico nome di Pompeo, convinto che la Corea del Nord meriterebbe una “guerra preventiva” se non smantellasse, e presto, i suoi ordigni nucleari. Bolton non è così esplicito ma più coerente con gli impulsi di Trump, il presidente che non molto tempo fa ha dichiarato che “le Nazioni Unite non esistono: se al palazzo dell’Onu venissero a mancare dieci piani non farebbe la più piccola differenza”. Bolton ne è convinto. Ha maturato questa teoria quando era segretario di Stato per il controllo degli armamenti. Ha sostenuto la disastrosa guerra in Iraq ed è tuttora convinto che sia stata una buona idea e auspica decisioni analoghe per la Corea del Nord e per obbligare la Siria e l’Iran a cambiare regime. Resta da vedere se Bolton e Pompeo riusciranno a convertire Trump a questi piani aggressivi. Già ci provò, raccontano, il generale McMaster, bloccato dal ministro della Difesa Mattis. Ma la tentazione rimane viva, soprattutto in Bolton e in Pompeo, che molto probabilmente faranno pressione su Trump alla vigilia del suo annunciato incontro con il dittatore della Corea del Nord Kim Jongun alla fine di maggio. Poi dovrebbe venire il turno del presidente iraniano. Trump sembra già deciso a cancellare quel trattato voluto da Obama e approvato da tutti i partecipanti europei, dai membri della Nato alla Russia.
















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