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Ilva/Il dialogo non decolla, botta e risposta tra Calenda ed Emiliano

  • 9 dic 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


l ministro dello Sviluppo economico: “Ok al tavolo, ma prima bisogna ritirare i ricorsi”. Il governatore: “E’ disperato, noi andiamo avanti”

BARI. Non si placano le polemiche tra Carlo Calenda e Michele Emiliano. Sulla vertenza Ilva il ministro dello Sviluppo Economico e il governatore della Puglia continuano ad avere idee diverse. E uno «pizzica» e l'altro replica. "Ho convocato il tavolo per il 20 senza voler escludere nessuno. Sarei felice se partecipasse anche Emiliano, ma è ovvio che bisogna prima ritirare i ricorsi: non si può discutere contemporaneamente su un tavolo negoziale e in aula di Tribunale", ha infatti ribadito anche ieri il ministro per lo Sviluppo Economico a margine di un convegno del Partito Democratico europeo, sul futuro dell'Europa, organizzato da Francesco Rutelli. "La mia visita era una forma di rispetto verso Taranto. Non sapevo che avrei dovuto chiedere il permesso a Emiliano. La prossima volta lo farò...", ha aggiunto Calenda. Il ministro faceva riferimento alla sua visita a sorpresa a Taranto, quando, tre giorni fa ha incontrato il sindaco, Rinaldo Melucci, annunciando poi, con una nota congiunta, la riapertura del tavolo bruscamente interrot-

to dallo stesso ministro la scorsa settimana. Questo dopo la decisione della Regione Puglia e del Comune di presentare ricorso al Tar contro il Dpcm che autorizza il piano ambientale di ArcelorMittal per riambientalizzare il siderurgico. Emiliano, che ha mostrato di non gradire il blitz di Calenda, tanto da definire l'iniziativa una "scorrettezza istituzionale", intervistato ieri da TgNorba ha risposto duro: il ministro è "disperato" ed il ricorso va avanti. "Resta in piedi - ha detto Emiliano - fin quando non saranno discusse le osser- vazioni". "Calenda ha fatto il blitz a Taranto perché era disperato. L'azienda - sostiene il governatore - non gli dava più ascolto, perché aveva capito che il Governo non era l'interlocutore, e quindi aveva bisogno di tornare indietro rispetto a una sciocchezza che aveva combinato, ossia l'esclusione di Regione e Comune dalla trattativa. Se farà saltare il tavolo se ne assumerà le re- sponsabilità". Nel merito del progetto di risanamento, Emiliano ha poi aggiunto: "Noi proponiamo di rifare l'altoforno 5 con tecnologia a gas e di continuare a far lavorare almeno fino al 2025 gli altri tre a carbone. Così lo stabilimento diventa flessibile, si adatta ai mutamenti del mercato, ma inquina molto meno. E si mettono d'accordo città, Regione, Governo e acquirente". Acquirente su cui Emiliano nutre qualche dubbio. "C'è il rischio che Arcelor Mittal la voglia chiudere e non farla funzionare", ha sottolineato Emiliano. "Noi - ha aggiunto - dobbiamo assicurarci che il suo scopo sia di farla funzionare e non semplicemente togliersi davanti un concorrente". E sulla vicenda Ilva, sempre ieri, è entrato in campo anche Matteo Salvini che oggi sarà in Puglia per partecipare ad alcuni incontri. "In un momento come questo - ha detto il leader della Lega - è fondamentale tutelare i posti di lavoro, e permettere che ci sia gente che finalmente spende i soldi per le bonifiche e la tutela ambientale.

Però, vediamo cosa è suc- cesso a Piombino, nell'altra grande acciaieria che è stata venduta al primo straniero che passava per strada senza con- trolli, e adesso ci sono i lavo- ratori in mezzo a una strada. Non vorrei che a Taranto si facesse la stessa fine".


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