In attesa del loro destino
- Redazione

- 27 ago 2018
- Tempo di lettura: 3 min
MIGRANTI/SBARCATI IN 143 DALLA DICIOTTI, PRIMO GIORNO NELL’HOTSPOT DI MESSINA

MESSINA. E’ stato il loro primo giorno a terra, a Messina, dopo quasi due setti- mane di navigazione. Sono in 143 nell’hot- spot di Messina, sbarcati dalla nave Di- ciotti della Guardia costiera rimasta per cinque ormeggiata al porto di Catania, in attesa di potere scendere.
E adesso attendono con trepidazione di sapere dove andare. Alle spalle storie terribili di violenze subite durante i loro lunghi viaggi per raggiungere la Libia e poi nei centri di raccolta sul quel lembo infuocato della costa nord dell’Africa che sono come prigioni, a volte peggio: luo- ghi di sopraffazione e tortura. In molti mostrano le cicatrici evidenti di quegli abusi, come le 11 donne eritree che sa- rebbero state violentate prima di partire dalla Libia.
Adesso di nuovo l’attesa. Che non do- vrebbe essere lunga nell’hotspot dell’ex caserma di Bisconte. E’ la speranza con- divisa dall’arcivescovo di Messina, mon- signor Giovanni Accolla già al lavoro “con i rappresentanti delle istituzioni Italiane per decidere insieme in quali centri della Curia trasferirli”. Un centinaio saranno accolti dalla Chiesa Italiana, altri 40 sa- ranno distribuiti tra Albania e Irlanda. Mons. Accolla ricorda che i migranti “non sono pacchi, ma esseri umani”. Quindi “non possiamo rinunciare alla solidarietà e all’accoglienza”, ma allo stesso tempo, ammonisce l’arcivescovo, “certo l’Euro- pa non può, e non deve scaricare, soltanto sull’Italia questa responsabilità”.
Mons. Antonio Staglianò, delegato per le migrazioni della Conferenza episcopa- le siciliana (Cesi) annuncia “la disponi- bilità di tutti i vescovi siciliani per acco- gliere i migranti” con una posizione che “non è strumentalizzabile ideologicamen- te”. Anche perché, sottolinea il presidente della Cesi, “non facciamo e non vogliamo fare politica”, ma solo “testimoniare l’amore e la carità cristiana mentre orien- tiamo le coscienze dei cristiani”.
Anche alcune Caritas hanno già dato la loro disponibilità. Nell’hotspot di Mes- sina sono in tutto 143 i migranti che sono arrivati dallo sbarco della Diciotti: 133 che erano sulla nave, dopo che due si sono dichiarati minorenni e altri due sono riu- sciti a fuggire a nuoto, e sette donne e tre uomini che erano stati ricoverati, in emer- genza medica, nell’ospedale Garibaldi di Catania dove sono rimasti tre migranti: due con la tubercolosi e uno con la bron- copolmonite.
Sono bene assistiti nell’alimentazione e nella cura personale e sanitaria, con il coordinamento della Prefettura di Messi-
na. In due, hanno raccontato a un’Ong che gli ha offerto assistenza legale, nei giorni scorsi sono riusciti a fuggire: gli eritrei con braccialetti numero 166 e 123, di 30 e 18 anni, che si sarebbero calati in mare di notte e riuscendo a uscire dal porto.
Il loro legale ha chiesto asilo politico. Intanto sulla Diciotti si cerca di tornare alla normalità. Scaletta ritirata, mazze in mano e uso massiccio di detergenti e di- sinfettanti. Sono già al lavoro di ‘rimes- saggio’ e pulizia i componenti l’equipag- gio della nave. I lavori sul pattugliatore
della Guardia costiera sono iniziati subi- to. Il molo di levante del porto di Catania è tornato ad essere zona aperta e accessi- bile.
Non molto distante dalla Diciotti c’è ormeggiata anche la sua nave ‘gemella’: il pattugliatore Dattilo. Nel tratto di molo che li separa sono seduti diversi pescato- ri armati di canne. Davanti la Diciotti re- sta un presidio di sorveglianza della poli- zia di Stato. Non è noto quando la nave riprenderà il largo lasciando il porto di Catania.
















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