In piazza con le maschere
- Redazione
- 6 ott 2019
- Tempo di lettura: 3 min
HONG KONG/LE PROTESTE NON SI FERMANO, GLI ATTIVISTI SFIDANO IL DIVIETO
di Antonio Fatiguso

PECHINO. Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong sono tornati a manifestare, sfidando il primo giorno di divieto di uso delle maschere nei cortei pubblici: diverse migliaia di persone, in gran parte giovani, si sono mobilitate indossando maschere di vari tipo grazie al tam tam online, tra sit-in e catene umane in una ventina di posti della città spettrale dopo la guerriglia notturna senza precedenti. Il sistema di trasporto, metropolitano e ferroviario, è stato bloccato con l’eccezione della ripresa nel primo pomeriggio della linea di collegamento con l’aeroporto, sia pure senza le fermate intermedie. La città ha registrato pesanti danni negli scontri violenti tra l’ala più dura dei dimostranti (che hanno lanciato diverse molotov) e la polizia, tornata a usare lacrimogeni, gas urticanti, proiettili di gomma e pallottole vere di avvertimento. Ed è stato arrestato il 14enne ferito l’altro ieri - in condizioni stabili dopo l’intervento chirurgico al Tuen Mun Hospital - con l’accusa di aver preso parte alle rivolte e aver attaccato un agente di polizia, ha riportato il South China Morning Post. E’ il secondo caso nella settimana di un ferito per l’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Intanto, tutto il fonte istituzionale, dalla governatrice Carrie Lam alla polizia e alla Cina, ha condannato i fatti di ieri sera durati fin nel pieno della notte, tra devastazione delle stazioni della metropolitana, di attività commerciali e proprietà governative o riconducibili a operatori cinesi, e dei saccheggi di negozi: la rabbia per la legge sul divieto delle maschere, approvata grazie alla normativa emergenziale del 1922, in pieno periodo coloniale, non è “tollerabile”, ha detto Lam. “Le azioni estreme dei rivoltosi hanno provocato una notte buia per Hong Kong
e fatto oggi di Hong Kong una società semi-paralizzata”, ha detto la governatrice in un messaggio video. “Tutti sono molto allarmati e preoccupati, o addirittura impauriti. La terrificante violenza estrema c’è stata in tutti i distretti in Hong Kong”. Le azioni dei rivoltosi mascherati “sono state traumatizzanti”. La governatrice ha definito i fatti della notte come “violenza senza precedenti”, evitando di annunciare misure ulteriori negli sforzi per domare la crescente violenza, in aggiunta alla stretta sulle maschere. “Non possiamo permettere ancora ai rivoltosi di distruggere la nostra cara Hong Kong”, ha concluso la governatrice, intenzionata a proseguire il suo mandato alla guida della città. I media locali hanno riportato alcuni casi di controlli e arresti della polizia verso diverse persone a volto coperto in base alla legge d’emergenza, ma nel pomeriggio, nelle proteste pacifiche, non ci sono state tensioni. In molti hanno indossato le mascherine chirurgiche. Una dozzina di dimostranti radicali ha vandalizzato i negozi sulla città di confine di Sheung Shui, ma sulle oltre 20 zone circolate sui social media, hanno interessato quelle sensibili di Causeway Bay, Tsim Sha Tsui e Sha Tin.
Alcuni piani sono andati in porto, tra cui il corteo non autorizzato con oltre mille persone da Causeway Bay a Central, mentre a centinaia sono andati alla catena umana di Tsim Sha Tsui e molti altri ai sit-in di Tai Po Mega Mall, uno dei principali centri commerciali. Alla marcia principale è apparso un grande striscione su cui c’era scritto “Gloria a Hong Kong”, in riferimento alla canzone scritta da un anonimo autore e diventata l’inno degli attivisti pro-democrazia: è stato aperto per la prima volta a Wan Chai su iniziativa della Lega dei social- democratici.
















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